Gloria Pompili
Gloria Pompili

L’ultima telefonata alla mamma Gloria Pompili l’ha fatta da una cabina telefonica. La ragazza, che è stata trovata morta sulla Monti Lepini, a Priverno, dopo essere stata violentemente picchiata, non aveva più con sé il telefonino. La madre lo ha spiegato oggi in aula, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Latina, dove si tiene il processo per l’omicidio della 23enne.

Oggi, 7 gennaio 2019, è stato il momento dell’esame della donna. La madre di Gloria ha raccontato come al telefono, l’ultima volta che la giovane si è fatta sentire, 3 o 4 giorni prima della morte, le abbia detto di non dire assolutamente alla zia che l’aveva chiamata. La madre avrebbe tentato di capire dove fosse, le avrebbe detto che l’avrebbe raggiunta, ma Gloria non accettò. Era agitata e spaventata, ma le disse che aveva chiamato soltanto per sentirla e aveva riattaccato.

Durante l’esame il pubblico ministero Carlo Lasperanza le ha chiesto di ricostruire alcuni passaggi della vita della 23enne. Come mai fosse andata ad abitare con la cugina, Loide Del Prete, imputata nel processo insieme a due egiziani, il marito di Loide e il marito di Gloria. Secondo il racconto della donna la cugina avrebbe incontrato Gloria e le avrebbe proposto di lavorare con loro, nel negozio di frutta e verdura. Poco dopo Gloria si sarebbe trasferita con Loide Del Prete e con i due uomini, portando con sé i due bambini.

L’ha descritta come una ragazza buona, ingenua, che si lasciava influenzare e che avrebbe fatto quanto gli veniva chiesto, anche quando questo la metteva nei guai. Ha spiegato che non aveva creduto che si prostituisse neanche quando alcuni vicini glielo avevano detto e che solo nell’ultimo periodo Gloria lo aveva ammesso.

Poi ha spiegato come la tenessero lontana da lei, tanto da arrivare a toglierle il telefonino. Ad allontanare i bambini, anche quando erano a tavola, a fargliela vedere soltanto in presenza della cugina. Una volta aveva visto il marito, Hady Saad Mohamed (Eddy), picchiarla sulla testa. Altre volte era stata lei a raccontare alla madre di essere stata “pestata” soltanto per essere andata a trovarla.

Ha ricordato come abbia affidato i suoi figli agli assistenti sociali in passato, Gloria e il fratello, ma soltanto perché aveva una situazione familiare drammatica: il tempo di sistemarsi e trovare un lavoro. Poi Gloria aveva vissuto con lei, fino a quanto il secondo figlio della ragazza aveva circa un anno.

Ha confermato di aver visto i lividi sul corpo della figlia e della cugina che sembra venisse, anche lei, picchiata all’interno dell’abitazione.

Più il processo va avanti più emerge la situazione di degrado in cui vivesse la ragazza, costretta (sempre secondo il racconto della madre), a sposare un egiziano perché questi ottenesse la cittadinanza italiana. Un matrimonio falso che anche lei avrebbe contratto in Egitto e poi subito dopo annullato.

Prima di lei era stata ascoltata la proprietaria dell’appartamento che Gloria condivideva con la cugina e i due uomini. La sua testimonianza è stata drammatica. La donna ha raccontato di aver visto, mentre tornava nella zona in campagna per accudire alcuni animali, i bambini di Gloria appesi al balcone in una gabbia con delle corde. Di nascosto, in un secondo momento, approfittando dell’assenza degli affittuari del suo appartamento, con la scala avrebbe rimosso le funi, per evitare che succedesse di nuovo.

Il terzo testimone della giornata è stata una prostituta che ha detto di aver visto i segni delle percosse sul corpo di Gloria.

In aula le telecamere e Hady dietro le sbarre con la camicia bianca e gli occhiali. Lo sguardo basso, il volto contrito ha ascoltato senza fare nessun cenno, nessuna parola, neanche al suo avvocato. Pochissime le persone presenti, a parte le parti, i testimoni e i giornalisti. Gloria era di Frosinone, dove vive la sua famiglia.

Il rammarico della madre è che non sia ancora riuscita a vedere i nipoti dopo la morte della ragazza. I bambini, che hanno assistito all’ultimo fatale pestaggio della mamma, e che hanno vissuto in un clima di violenza inaudita, dopo essere stati in una casa famiglia sono stati ora accolti in affido da una famiglia che se ne sta prendendo cura.

L’udienza è stata rinviata al 5 febbraio 2019 per l’audizione dei periti trascrittori e del capitano Meola.