Poco più di due settimane e le scuole dovrebbero riaprire. Il 14 settembre si torna tra i banchi, a rotelle.

Ma non si è ancora compreso tra riunioni, discussioni, dati, litigi, pareri, come si potrà assicurare ai bambini e ai ragazzi di non entrare in un focolaio eterno.

Non si è compreso per due motivi fondamentali. Il primo sta nel fatto che, oggettivamente,, nessuno sa cosa accadrà tra un mese, a qualche settimana dall’apertura delle scuole e con quale carica virale il Coronavirus si muoverà in questi mesi invernali.

Il secondo sta nel fatto che, differentemente da quanto accaduto da altri paesi europei come la Germania e la Francia dove le scuole sono già aperte e dove i problemi non mancano tra chiusure e sanificazioni, nessuno tra i politici che siedono al governo di Stato e Regioni si assume la responsabilità di mettere nero su bianco quali siano le regole, minime, che si devono seguire.

Risultato? I genitori sono sul piede di guerra. Alla preoccupazione per la salute dei propri figli ma anche per quella delle relative famiglie c’è il problema legato all’esigenza di organizzarsi e gestire la scuola in una giungla in cui si parla di entrate scaglionate e mezzi di trasporto inesistenti.

C’è l’esigenza di sapere che non stiamo crescendo una generazione di ignoranti perchè non riusciamo a far ripartire le scuole con la sicurezza minima necessaria.

Ed hanno ragione quei genitori che non si fidano a mandare i propri figli a scuola quando sono costretti ad assistere ad un teatrino in cui, proprio per manifesta incapacità di gestire le tantissime incognite che questa pandemia comporta, la soluzione prospettata ieri è quella di derogare le regole e quindi anche le ragioni per cui sono state fissate.

In parole povere considerato che nessuno riesce a centrare la porta si decide di toglierla e basta gettare il pallone dalla parte avversaria.

Un esempio su tutti? La proposta di considerare congiunti anche i compagni di classe e di lavoro.

Un’idea inquietante, non per la questione congiunti, ma per il fatto che si gioca sui termini e le definizioni solo per continuare a non assumersi responsabilità chiare una volta per tutte che è poi il compito a cui chi fa politica e sta nelle istituzioni è chiamato a ricoprire.

Si perchè ieri si è ipotizzato di rendere gli studenti congiunti risolvendo di fatto, in via teorica ovviamente, a questione dei distanziamenti.

Sei congiunto quindi sui bus, insufficienti, si potrà stare seduti vicini vicini, abbracciarsi  e così via.

E a scuola? No, lì si tornerebbe “scongiunti” quindi il compagno con cui siamo stati appiccicati sul bus dovrà mantenere da noi adeguato distanziamento.

C’è qualcosa che non funziona, è evidente ma non abbastanza per chi ha avanzato la proposta geniale.

Tra quindici giorni arriveremo non impreparati ma impreparatissimi a riaprire le scuole, ma considerato quanto continua ad emergere siamo prontissimi per riaprire, e a pieno regime, i manicomi.