Lo stabilimento Saporetti al Circeo

Beh, per noi era come un’oasi nel deserto della bellezza da cui venivamo. Da Sezze era un viaggio fino a San Felice, fino a sotto il naso della maga. Ci stavamo lontano perchè quegli ombrelloni erano di un “altro stato”, ma non Stato e governo, ma proprio un altro modo di essere. Quando Giulio Saporetti (si è spento ieri a 98 anni) pensò che la spiaggia era un tesoro e non la fine della terra, qui il turismo non esisteva e il mare erano le colonie della Fiat, di Mussolini e poi dei preti. Il mare col suo rumore, col tempo perso, con il sole erano “inutili”, al massimo serviva a far respirare iodio ai bimbi.

Saporetti fece uno stabilimento balneare, immaginò che la felicità sarebbe stata contagiosa, e il bel vivere irresistibili, ed è stato “bonificatore” dalla banalità di questi posti.

Noi guardavamo le ragazze come dal buco della serratura, così belle e libere quanto noi ancora pieni di controriforma, di nero, di lutto e di quel maledetto senso del peccato che è solo mediocrità del vivere.

Non ho conosciuto Giulio Saporetti ma ho visto, da un enorme buco della serratura, che un’altra vita era possibile e che la tristezza non era inevitabile.

Poi un giorno risalendo la spiaggia da mare, sono entrato ed ho ordinato: un Campari per favore. E mi sono sentito umano, tra gli uomini e non spettatore di bellezza.

Un saluto, chi cambia il mondo ha meritato la vita.