Cappellaio Matto
Il Cappellaio Matto interpretato da Enzo Scipione

La teoria secondo cui la follia e l’arte sono strettamente legate tra loro ha affascinato da secoli molti uomini letterari e non. E se per alcuni è facile confondere l’ispirazione con la follia, c’è anche chi raffigura la pazzia nella sua forma estrema. Si tratta del Cappellaio Matto di “Alice nel Paese delle Meraviglie”.

Un curioso personaggio inventato da Lewis Carroll e apparso per la prima volta nel 1865. Forse realmente esistito nell’epoca vittoriana, ma che non poteva non essere interpretato dall’artista formiano Enzo Scipione.

Regista, attore, presidente dell’associazione “Teatrarte”, Enzo Scipione sta dando vita con successo a una delle figure più conosciute degli ultimi tempi. In un contesto apparentemente estraneo, le “Favole di Luce” di Gaeta.

Cosa accomuna la magia del Natale alla follia del Cappellaio Matto?

A Natale diventiamo tutti folli, ci trasformiamo completamente. Già da metà ottobre iniziamo la corsa per i regali da mettere sotto l’albero, sviluppando quella finta allegria. La convinzione che “a Natale si deve essere buoni” è di per sé una follia.

Com’è stato l’approccio nello studio del personaggio?

Il Cappellaio Matto ha una strana particolarità. Lo devi seguire, pedinare di pari passo per cercare di metterlo in scena. La cosa che mi ha colpito di più sono i suoi sbalzi d’umore e le sue domande e risposta. E’ un personaggio in grado di scavare l’interiorità dell’animo umano, di farci capire quanto possa essere un beneficio lasciarsi trasportare dalla pazzia.

Quindi il mondo di “Alice nel Paese delle Meraviglie” è la nuova formula di intrattenimento per bambini?

Probabilmente. Ma non soltanto dei bambini, perché oggi viviamo in una realtà troppo schematizzata, matematica. Siamo spesso robot che muoviamo gli oggetti. Noto invece che le persone quando vanno in vacanza esplodono. Immersi in uno spettacolo di luce rimangono tutti a riflettere.

Gli adulti riscoprono così il vero senso del Natale?

Sì. Percorrendo via Indipendenza a Gaeta ci si ritrova in una piazza in cui è stata allestita la “casetta caramellosa”. Fermandosi è possibile ascoltare la voce del Cappellaio Matto, che conduce all’apice della fantasia. E’ bello vedere la paura dei bambini e allo stesso tempo la gioia degli adulti, che alla fine mi chiedono una foto. Più dei figli. Dono loro, ogni sabato e domenica, un quarto d’ora di spensieratezza, tra battute alla ricerca di Alice, improvvisazioni musicali sul tema del tempo e monologhi sulla follia.

A tal proposito, è una follia l’idea che un’artista di Formia non può partecipare a un’iniziativa di Gaeta?

Al di là del campanilismo, sono del parere che Gaeta e Formia debbano riunirsi in un unico Comune. Sarebbe una svolta. L’arte può essere un anello di congiunzione, supera i confini e l’immaginario. Io ho semplicemente presentato un progetto, come faccio per tutte le altre città del territorio. Ho incontrato il sindaco Cosmo Mitrano e da lì è nato il personaggio del Cappellaio Matto.