Un tuffo nel passato che è un ritorno all’epoca d’oro dei viaggi, quando era l’unico mezzo per attraversare l’oceano e passare dall’Europa all’America.
E’ la sensazione che si percepisce salendo a bordo della nave-scuola “Palinuro”, ormeggiata fino a domenica 7 luglio nel porto di Gaeta, nei pressi della banchina Caboto.
Tutto il fascino e l’eleganza del veliero ha già suscitato la curiosità di residenti e turisti, che non hanno resistito al richiamo del mare.
A guidarli i 68 allievi del “Morosini” di Venezia, i quali hanno descritto dettagliatamente ogni angolo dell’imbarcazione e, allo stesso tempo, rivelato sogni e progetti futuri.
Molti dei ragazzi si sono imbarcati abbandonando gli affetti familiari per essere sottoposti ad un programma di formazione nel settore marinaresco, etico, della sicurezza e della condotta della navigazione.
Una preparazione a 360 gradi, che ad alcuni di loro non esclude la possibilità di intraprendere la carriera universitaria, diventando un giorno, chissà, un pilota aerospaziale.
Partita da Genova, la “Palinuro” si contraddistingue per i suoi 3 alberi, di cui quello prodiero, detto trinchetto, è alto 35 metri e armato con vele quadre. Gli alberi di maestra, di mezzana e il bompresso, rispettivamente di 34,5 e 30 metri, hanno invece vele di taglio.
Distribuita su una superficie complessiva di circa 1.000 mq, possiede uno scafo in acciaio chiodato, suddiviso in 3 ponti. Sotto il ponte principale (detto di coperta) sono ubicati i locali di vita degli allievi, mentre sopra le strutture del castello prodiero e del cassero poppiero. Sul cassero, all’estrema poppa, si trova la plancia di comando, dove al suo interno si individua perfino la cucina e il forno.
Circondata da un velo di leggende, che attribuiscono a Palinuro la figura del timoniere di Enea, stimato per la propria fedeltà e dedizione, la nave scuola venne varata nel 1934 nei cantieri Dubigeon di Nantes in Francia, con il nome di “Commandant Louis Richard”.
Fino all’inizio del secondo conflitto mondiale, fu destinata al ricco commercio della pesca e del trasporto del merluzzo nei banchi di Terranova e successivamente acquistata dalla marina militare italiana, dopo la perdita della Cristoforo Colombo (gemella dell’Amerigo Vespucci).
Da allora, percorrendo circa 300 mila miglia nautiche, esplora il mondo “faventibus ventis”, ovvero con il favore dei venti.





