chiusura Hotel Castello Miramare Formia
L'Hotel Castello Miramare di Formia

Parla con gli occhi lucidi, ma con la consapevolezza di aver dato il massimo, Carla Celletti. Responsabile dell’Hotel Castello Miramare di Formia, è riuscita nel tempo a mantenere la tradizione di famiglia. In lei traspare ancora il ricordo di quando 46 anni fa tutto ebbe inizio dal nulla. Quel nulla che grazie alla passione, all’eleganza e alla raffinatezza è diventato uno dei fiori all’occhiello dell’immagine ricettiva e turistica della città. Tanta la stima e i riconoscimenti che il Castello ha ricevuto, tra cui il premio “ospitalità italiana” vinto a Milano nel 2016 per la categoria hotel a 4 stelle.

In che condizione si trovava questo angolo di paradiso?

Era un posto abbandonato dove non ci viveva nessuno, se non qualche gallina o coniglio. Una villa privata occupata prima dai tedeschi e dagli americani, poi trasformata per un periodo in un convitto ecclesiastico. Ma dopo la guerra rappresentava solo un punto di divertimento per le scolaresche, che ne approfittavano per giocare a pallone.

Perché suo padre, Angelo Celletti, decise nel 1972 di rimettere a nuovo un rudere così depredato?

Voleva distrarsi, fuggire dalla quotidianità in un momento di grande disperazione e dolore. Mia sorella Maria Luisa era venuta a mancare da poco a causa di un tumore e sentiva il bisogno di riscattarsi. Ottenne perciò l’affitto dell’immobile dai Baldoni, proprietari umbri che vivevano a Roma e che si erano trasferiti momentaneamente a Formia negli anni ’40. Nel 1972 mio padre iniziò i lavori di ristrutturazione. Lì terminò nel 1974. Il 16 giugno sempre dello stesso anno celebrò al Castello Miramare il primo matrimonio.

Cosa le ha trasmesso maggiormente?

Fin da piccola ero innamorata di mio padre. Pendevo dalle sue labbra ed era un mito per me. Sono cresciuta, posso dire “a pane e albergo”. E da lui ho ereditato la passione per la ristorazione. Quando terminai la terza media, lui ricevette una telefonata da una professoressa che le rivelò che ero stata promossa. Si congratulò con me e mi disse: “da domani mattina alle 7.30 sei in servizio in portineria.” Vestita con gonna, calze e camicia a maniche lunghe in estate, iniziai a lavorare nell’altra sua struttura, il Grande Albergo Miramare. Ad attendermi il portiere Mario Romani che si rivolse a me pronunciando queste parole: “se vuole fare questo mestiere nella sua vita si ricordi che servono occhio, sveltezza e bugia pronta. Qui c’è lo straccio per spolverare, cominci pure.” E per parecchio tempo pulii la portineria, poi accompagnai i clienti in camera e risposi alle telefonate interne. A 23 anni chiesi a mio padre di occuparmi del Castello e così fu. Contemporaneamente mi dedicai al lavoro e alle mie due figlie. Ed è stato bellissimo.

Durante la sua carriera c’è stato qualche cliente davvero esigente?

Sì, uno in particolare ci ha fatto penare per essere accontentato. Alla fine siamo diventati amici e oggi piange perché tra poco ce ne andremo. Ci ha promesso che verrà a trovarci presto, perché con noi si sentiva a casa.

Invece le specialità culinarie che vi hanno contraddistinto?

L’antipasto chiamato “Il girone dei golosi”, preparato a tre livelli con tutti i frutti di mare del momento. E il “risotto champagne, gamberetti e tartufo nero”, elaborato da me e dal nostro chef.

Quali sono i motivi per cui, a malincuore, siete costretti a chiudere?

Il contratto di locazione dell’Hotel Castello Miramare scade il 15 novembre e i proprietari, i signori Baldoni, preferiscono vendere l’immobile. La cifra richiesta è al di là delle nostre possibilità. A seguito di una lunga e sofferta decisione, abbiamo deciso di gettare via 46 anni di onorato servizio. Non mi sono sentita di ipotecare la mia vita, quella di mio fratello, delle mie figlie e dei miei nipoti. Ancora per qualche giorno continueremo il nostro lavoro. Tutto dovrà restare come se non stesse per succedere niente fino all’ultimo. Ciò che accadrà dopo non lo so. Mi auguro che il Castello non ritorni a uno stato iniziale di abbandono.

Essendo già in possesso di altre strutture alberghiere, crede che il settore della ristorazione a Formia sia in crisi?

Formia rispetto alle vicine città del Sud Pontino è un po’ ferma e appassita. Quando iniziai era la “Perla del Tirreno.” Oggi la qualità, la cura del dettaglio viene spesso messa da parte. Ci si sposa di meno e il cliente ricerca un qualcosa di più veloce e moderno. Si pensa che andare al Castello significhi spendere molto, quando invece si può godere di un magico panorama. Forse se fossimo vissuti in una metropoli come Roma le cose sarebbero andate diversamente. Ma lasciamo questo posto convinti di aver fatto il possibile e non perché manca il lavoro.

(Foto concesse dal sito dell’Hotel Castello Miramare)