Non è nato ieri Cristian D’Adamo, il candidato al consiglio comunale di Fondi, in una lista civica, salito alla ribalta mediatica a causa della sua biografia.

Il pizzaiolo di Fondi, tra scatti all’insegna del saluto romano, busti del Duce, inni al ventennio, si è definito infatti “Naziskin, negazionista, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale,  anticomunista  e  antisemita”.

Una descrizione e immagini che non devono essere comparse dalla sera alla mattina quale corollario della candidatura al consiglio comunale di Fondi.

Il giovane, ha infatti 32 anni e probabilmente tali radicate convinzioni devono essere cresciute e devono essersi innestate in lui nel tempo.

Tempo in cui nessuno sembra aver sollevato il caso considerato che il profilo social è pubblico e il giovane non manca di avere amici virtuali e reali.

Oggi la polemica ha investito la politica, ha travolto il candidato sindaco a cui quella lista civuca è collegata, ha imposto una riflessione sulla scelta dei candidati e sulle verifiche, stringenti e necessarie da effettuare.

Ha sollevato la questione dell’ennesimo paradosso italiano per cui il D’Adamo della situazione ormai inserito in lista depositata o ritira la candidatura o cancellarlo potrebbe essere impossibile.

Ma non ha sollevato un’altra questione, meno contingente e meno chiassosa sicuramente, ma certo più inquietante

In questi anni del D’Adamo “Naziskin, negazionista, omofobo, xenofobo, antidemocratico, anticostituzionale,  anticomunista  e  antisemita” non deve essersi accorto nessuno.

Nessuno a Fondi o nel mondo virtuale ha letto la sua biografia altrimenti non si comprende come una serie tale di aberrazioni, verso la storia, verso la memoria, verso l’umanità (peril significato che hanno e le azioni che hanno generato) siano passate in sordina.

Il D’Adamo è parte di una società che doveva indignarsi ed agire per capire come ci siano ancora persone che possono esaltare idee che hanno caratterizzato tra le pagine più buie della storia del mondo all’insegna dei pregiudizi, dell’ignoranza e dell’intolleranza.

Se non si fosse candidato forse il 32enne avrebbe continuato la sua vita tranquillamente, tra pizze a forma di svastica, saluti romani e la totale indifferenza della società che ci circonda.