La fase 2, l’uscita dal lockdown non sembra essere diversa dal primo bagno al mare.

C’è chi lo affronta correndo e gettandosi in acqua senza neanche pensarci. E chi pian piano testa con le dita dei piedi la temperatura dell’acqua e poi, lentamente, si appresta a prenderci confidenza.

C’è chi riempie i social e i telegiornali trascorrendo la prime sera della Fase 2 con un bicchiere di spritz in mano affollando piazze e strade.

E chi resta a casa perchè il timore e l’incertezza, la percezione che il pericolo sia tutt’altro che scampato, e i messaggi disorientanti delle istituzioni, la fanno da padrone.

In mezzo c’è un mondo, quello di una ritrovata e rinnovata apertura alla vita, a cui non si può rinunciare.

Il problema è che se non si trova una misura, che in quel mezzo deve germogliare, il rischio è di ripiombare in un lockdown che sarà peggiore di quello appena trascorso.

Per settimane abbiamo sentito, letto e visto anche i social pieni di persone che si lamentavano di essere state private della libertà chiamando in causa anche una Costituzione che forse hanno visto di sfuggita su qualche scaffale.

Li abbiamo sentiti tuonare che non era necessario un “governo dittatura” che avanzava a suon di imposizioni perchè la salvaguardia della salute è un bene per tutti.

Poi quelle stesse persone riempiono le strade e disattendono quelle tre semplici e minime regole di convivenza con il resto delle persone e del virus, distanziamento, mascherina e guanti, mettendo a rischio tutti.

In neanche 48 ore abbiamo sentito i governatori, a partire dal liberisti a e positivo Zaia, passando per Musumeci e per arrivare a Zingaretti e all’assessore D’Amato nel Lazio dire a chiare note che se l’onda dei contagi sale sopra ad 1 si chiude tutto, di nuovo.

La libertà, come la democrazia, non sono parole per riempire le pagine dei social sono diretti che vanno difesi e gestiti con intelligenza e responsabilità.

Altrimenti quello che ci meritiamo è la “dittatura” delle regole di dieci giorni fa.

E nn si tratta di essere o fare i gufi ma di affrontare la realtà con i piedi non nell’acqua ma per terra.