Determinazione e lucidità: a soli 25 anni è quello che colpisce di Fabiana Fuschi, giovane di Cori, diventata ambasciatrice per The One, organizzazione non governativa che combatte la povertà estrema nel mondo.

Si è laureata in scienze politiche e psicologia alla John Cabot University, poi il master in diritti umanitari.

La domanda per diventare “youth ambassador” l’ha portata direttamente a Bruxelles.

Far sentire la sua voce ai leader dell’Unione europea, invitandoli a mettere in agenda la lotta alla disuguaglianza di genere, come causa principale della povertà estrema nel mondo, è uno dei suoi obiettivi.

Chiediamo a Fabiana perché è importante partire dalla disuguaglianza di genere nella lotta alla povertà.

Perché è impossibile ridurre la povertà nel mondo se non si insiste prima sulla necessità di garantire un cambiamento di mentalità in grado di portare l’uguaglianza di genere. Ad oggi, alle ragazze in condizioni di estrema povertà vengono negate grandi opportunità. È meno probabile che vadano a scuola rispetto ai loro fratelli, hanno maggiore probabilità di contrarre l’HIV e, più tardi nella vita, viene loro negato il diritto di possedere la terra che coltivano o versare in banca i soldi che guadagnano. E’ necessario attuare un’inversione di rotta nell’immediato.

Come si combatte la disuguaglianza di genere?

Con processi dall’alto e dal basso. Sono stata per mesi sul campo in Guatemala e, come ambasciatrice, raccolgo firme e fondi per la causa. Il fine è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, dirottare fondi europei per combattere le malattie mortali e aumentare gli investimenti per l’istruzione; coinvolgere i leader politici affinché tutto ciò non rimanga inascoltato.

La tua attività di sensibilizzazione è molto simile a quella di Greta Thunberg, la 16enne svedese che si batte in Europa per limitare i danni climatici del pianeta. Diventata fenomeno mediatico, Greta è stata anche criticata….

Penso ci sia un gran bisogno di figure come quella di Greta, in grado di dare un input alla massa. Ha avuto la fortuna di essere riconosciuta da un grande pubblico, ma ti assicuro che di ragazze con la stessa purezza di intenti nel fare attivismo ne incontro tutti i giorni.

In effetti, durante gli European development days, hai incontrato numerose attiviste come Sandra Ajaja, Mwala Mooto e Inota Cheta che hanno portato il loro esempio a Bruxelles. Cosa ti ha colpito di queste donne?

Mi ha colpito la loro forza, il fatto che una condizione di partenza, estremamente svantaggiata, non ha impedito loro di continuare a lottare per cambiare la situazione. Una forza incredibile le ha portate a Bruxelles anche solo per raccontare la loro storia personale, questo nonostante tutte le difficoltà legate a questioni pratiche e alla comunicazione. A volte non pensiamo a quanto possa essere complicato.

Ti senti fortunata?

Mi sento molto fortunata, se non altro per il fatto di essere nata in una famiglia che mi ha spronato a viaggiare e a uscire fuori dal mio paese per coltivare queste esperienze. Finora, un po’ è stata l’attitudine, un po’ ha contribuito la fortuna delle possibilità che mi sono state date. Sono nata a Cori, piccolo comune della provincia di Latina e oggi vivo a Roma, ho fatto della mia passione per la questione dei diritti umani un lavoro, ma so anche che l’ambito della cooperazione è molto complicato e competitivo. Le aspirazioni, ad un certo punto, dovranno accordarsi con le esigenze economiche, come capita a tutte le mie coetanee. Staremo a vedere se le battaglie portate avanti saranno state d’aiuto.