venerdì 1 Marzo 2024
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Evasione dell’Iva, la Finanza sequestra beni per 225mila euro a Spigno

Maxi frode dell’Iva per false fatturazioni. Ad essere indagato Gerardo Morgante insieme ai quattro componenti della famiglia titolare del mangimificio di Spigno Saturnia. Nei loro confronti il gip del Tribunale di Cassino ha proceduto al sequestro preventivo di beni mobili e valori mobiliari per circa 224mila euro.

L’indagine nasce da un’informativa dettagliata inviata alla Finanza che ha analizzato una serie di indicatori di rischio fiscali e finanziarie ricavati dalle banche dati delle Fiamme Gialle e ha permesso di ricostruire un giro di fatturazioni ritenute false. Sono stati i Finanzieri di Formia, all’esito di un’articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura di Cassino, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari, a procedere al sequestro preventivo di beni mobili e valori mobiliari per circa 224mila euro nei confronti di 5 imprenditori locali e due società. L’indagine della Guardia di Finanza, scaturita da specifica attività info-investigativa, attuata anche mediante l’esame di indicatori di rischio fiscali e finanziari ricavati dalle banche dati in uso al Corpo, ha permesso di ricostruire un giro di fatturazioni ritenute false, realizzate da imprenditori mediante il sistema delle “frodi carosello”, utilizzando una delle due società coinvolte come mera “cartiera”. Nella fattispecie, gli approfondimenti investigativi hanno consentito di raccogliere e ricostruire gravi elementi per ritenere inerenti ad operazioni soggettivamente inesistenti le fatture relative ad una serie di acquisti intracomunitari tra Spagna, Germania e Austria, effettuati in totale evasione dell’Iva, nonché omettendo la presentazione delle previste dichiarazioni. A conclusione dell’attività, sono state ipotizzate in capo alle società e agli imprenditori, individuati quali amministratori di fatto e di diritto, le fattispecie di: “dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, “omessa dichiarazione”, “emissione di fatture per operazioni inesistenti”. La frode fiscale accertata, negli anni d’imposta 2019 e 2020, ha “fruttato” un’IVA evasa pari a € 224.453,00. Gli ulteriori e mirati accertamenti finanziari hanno poi permesso di porre in luce una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e le consistenze patrimoniali accumulate dagli indagati, presupposto quest’ultimo che ha determinato l’emissione di apposito decreto da parte del Giudice.

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