Un principio semplice: il lavoro professionale deve essere retribuito in modo proporzionato alla quantità, alla qualità e alle caratteristiche della prestazione svolta. È il punto centrale della proposta di legge sull’equo compenso approvata dal Consiglio regionale del Lazio e commentata dal presidente della commissione Sviluppo economico e Attività produttive, Vittorio Sambucci. Per l’esponente di Fratelli d’Italia si tratta di «un ulteriore ed importante passo in avanti» nella tutela del lavoro autonomo e delle libere professioni.
Stop agli incarichi gratuiti nella Pubblica Amministrazione
La nuova disciplina allinea il Lazio alla normativa nazionale e introduce un vincolo preciso nei confronti della Pubblica Amministrazione regionale. Asl, Comuni, società partecipate ed enti regionali non potranno pubblicare bandi che prevedano prestazioni professionali gratuite o compensate con semplici rimborsi spese simbolici. Il compenso dovrà invece rispettare i parametri ministeriali previsti per i diversi ordini professionali.
Una misura per migliaia di professionisti
Secondo Sambucci, la legge interessa decine di migliaia di lavoratori del Lazio appartenenti a categorie differenti. Tra quelle richiamate figurano medici, infermieri, avvocati, ingegneri, architetti, geologi, agronomi, periti industriali, commercialisti e giornalisti.
Il riconoscimento al lavoro della Giunta regionale
Sambucci ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Giunta e, in particolare, dalla vicepresidente e assessore Roberta Angelilli. «L’obiettivo è rafforzare le garanzie riconosciute ai professionisti e assicurare una remunerazione proporzionata al loro impegno», sottolinea il presidente della commissione. Per Fratelli d’Italia, conclude Sambucci, l’approvazione conferma l’impegno verso regole più eque nei rapporti tra professionisti, imprese e pubblica amministrazione.





