domenica 21 Luglio 2024
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Emergenza Coronavirus, nel Lazio mancano i medici. Simeone: “Servono nuove assunzioni”

Prevenire e organizzare. Sono queste le parole d’ordine per far fronte alla diffusione del Coronavirus nella regione Lazio.

Ad oggi i casi accertati, ufficializzati dallo Spallanzani, sono sette ma l’allerta cresce e la diffusione del Covid 19 potrebbe aumentare.

Per questa ragione far fronte alle carenze endemiche che caratterizzano la sanità in provincia di Latina e nel Lazio è non solo necessario ma indispensabile.

Stando ad un recente rapporto stilato da Anaao Assomed (Associazione medici dirigenti), tra il 2018 e il 2025 dei circa 105mila medici specialisti attualmente impiegati nella sanità pubblica ne potrebbero andare in pensione circa la metà, ossia 52.500.

“Urge aumentare il numero di specialisti, attualmente esiguo. Vi è già da tempo una grave carenza di alcune figure mediche importanti. Penso agli anestesisti, ai ginecologi, ai pediatri, ai cardiologi, come pure agli ortopedici, ai geriatri e ai medici di medicina d’urgenza. La mancanza di specialisti sta determinando – spiega il capogruppo di Forza Italia e presidente della commissione regionale sanità, Giuseppe Simeone – in molti ospedali seri problemi di funzionamento, nei grandi centri urbani come pure nelle piccole realtà di provincia, dove c’è il rischio reale di chiudere servizi. Occorre assolutamente aumentare i contratti di specializzazione tenendo conto del reale fabbisogno di specialisti nei prossimi anni”.

Il futuro si annuncia davvero problematico per tutto il comparto, con un ammanco di 17.836 camici bianchi nel prossimo quinquennio.

La proiezione al 2025 del numero di medici/100.000 abitanti, sempre secondo l’Anaao evidenzia come nessuna Regione sia in grado di soddisfare i bisogni previsti.

“Nel Lazio – conclude Simeone – occorre sottolineare che stando ad una stima di Bankitalia la dotazione di personale sanitario pubblico è pari a 74,8 addetti ogni 10.000 abitanti. Ovvero una dotazione inferiore del 32% rispetto alla media nazionale (109,9 addetti).
Serve uno sforzo straordinario per ridurre un gap pesante che penalizza gli operatori della sanità e l’utenza della nostra regione. A partire da una programmazione pluriennale per le nuove assunzioni, non solo negli ospedali ma anche nei servizi territoriali”.

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