Il sindaco di Aprilia, Antonio Terra
Il sindaco di Aprilia, Antonio Terra

A volte il corso della storia costringe a cose che la storia stessa aveva negato. In politica ci vuole ardore, coraggio. Fare le cose come si “debbono” è non fare politica, fare le cose che vanno fatte è politica. Aldo Moro non doveva aprire ai socialisti prima e ai comunisti poi, la era l’unica cosa da fare per cambiare il gioco. Così da noi oggi esiste un polo di destra, l’analisi è a rilevanza zero (dal punto di vista politico, umano, civile, culturale e tutto quello che volete dei 5 stelle) che ha in Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia un terreno di creazione di una offerta politica che già é nelle cose in tutte le regione italiane. L’alternativa? Qui è il nodo: il Pd con Nicola Zingaretti passa dalla logica della sinistra, alla logica delle sinistre, paga pegno di una vocazione maggioritaria che non era nella storia del Paese, non era nella storia di movimenti politici e culture che erano articolate e, comunque, non la maggioranza del paese. La riduzione ad uno del confronto politico a sinistra ha fatto “fuggire” a sinistra suoi pezzi ed ora serve una “ricostruzione”. Tonino Terra ad Aprilia viene dalla tradizione socialista (che, per altro, rivendica), la Paola Villa a Formia è crescita nell’antagonismo di sinistra e lo evidenzia, Damiano Coletta a Latina è nel brodo della sinistra piccolo borghese che era sempre nel giusto e mai col torto per il gusto di guardare tanto e poco fare, ed ora che deve fare si trova la fatica della prassi, ma è e resta interlocutore di un processo di cambiamento. Le differenze aggiungono non tolgono, le critiche stimolano non chiudono.

Ma tutti questi mondo sono nel ragionamento dei mondi a sinistra, ed il dialogo non è verticista (tipo le campagne acquisto di Claudio Durigon per la Lega e Enrico Tiero per Fratelli d’Italia) ma è dialogo culturale, politico con gli elettori, con i quadri con i mondi che sono lì. La sinistra nega se stessa nel leaderismo e nel verticismo, è movimento, è dialogo culturale. La vocazione maggioritaria del Pd ha fagocitato l’egemonia culturale portandola a insignificanza progettuale, temi che Zingaretti ha chiari. Oggi la sfida è, paradossalmente, morotea e non del partito unico della sinistra con niente a sinistra della tradizione comunista. Dialogo che non è confusione, ma stimolo ad un progetto di provincia nuovo, fuoriscala. In consiglio provinciale civici e Pd hanno 5 consiglieri, sarebbero il primo partito davanti ad una destra, comunque maggioritaria, il compito è competere in questo quadro. L’alternativa, il rischio di irrilevanza. Il pragmatismo riformista e proletario lepino deve trovare sintesi con il perbenismo piccolo borghese del piano, nella differenziazione di fondo che il primo è per cambiare l’esistente, il secondo per sanarlo e che l’unità d’azione è contingente.

La politica si fa nel mondo che c’è e la purezza è di Dio. Il confronto è culturale, politico, strategico non di posizionamento. Serve la dialettica politica non il monadismo della politica. Una grande sfida tutta da impostare e così stimolante, come serve una classe dirigente che oltre a Ronaldo investa in tanti Moise Bioty Kean.