giovedì 8 Dicembre 2022

Elezioni politiche, la democrazia ambizionale

Sono un cittadino, davanti a me ho, per prima cosa, un impegno con me, con la mia dignità. Vado a votare perché questo è diritto nella storia della conquista della libertà. Mi ha colpito l’intervento di un prelato, il Vescovo di Latina Mariano Crociata. Probabilmente di lui condivido poco, ma ammetto la saggezza quando la si incontra: “Andare a votare è un diritto e vi invito ad esercitarlo, ma capisco anche chi non va davanti ad una offerta politica carente in qualità”.

Esiste una “democrazia ambizionale”, una democrazia in cui contano non le cose della rappresentanza, ma le aspettative. Se il Movimento 5 stelle fa un “concorso” per i posti da parlamentare con 13.000 domande, e tanto di ricorsi presentati dai non scelti, siamo fuori dalla rappresentanza e dentro il “posto al sole”, il “posto fisso”, il “sistemiamoci”. Faccio l’esempio del movimento 5 stelle, non me ne vogliano i militanti, ma è il più palese, gli altri forse non sono da meno.

Resta il fenomeno: ci sono 945 posti da assegnare, c’è il bando, la selezione e i vincitori di concorso. Sistemi elettorali in cui quasi certosinamente si cerca di evitare la “scelta” dell’elettore che da “sceglitore” è passato al ruolo di “notificatore”.

La sovranità popolare diventa in “accettazione” popolare. La democrazia italiana è nata con un modello “partecipativo”. Venivamo dalla esperienza autoritaria del fascismo e da un Risorgimento vivido e forte ma senza partecipazione, da uno Stato nato con il “non expedit” della religione seguita dal 90% dei suoi cittadini (Il Papa, Pio IX che diceva ai suoi fedeli di non “riconoscere” e non partecipare alla vita del nuovo stato). Bisognava fare di uno Stato lontano, uno Stato vicino. Ed ha funzionato, siamo diventati dal più povero paese d’Europa ad uno dei più ricchi. Abbiamo vinto il separatismo, abbiamo assorbito tentativi (seppur maldestri) di neofascismo, battuto le brigate rosse, portato a sistema movimenti antisistema come la lega secessionista, o realtà politiche dirompenti come il movimento 5 stelle delle origini. Eppure, ora, c’è il nodo scorsoio di un ritorno al modello della distanza, i partiti hanno portato i cittadini, tutti, nella vita pubblica, i non partiti succedutigli ci stanno portando alla estraneità, pare di rivedere i quadri delle battaglie del risorgimento italiano con i massacri dei soldati, i cannoni e serafici i contadini falciare.

Un rischio? Sì, sottile le famiglie patrizie e nere della Roma del papa chiusero le tapparelle alla luce della libertà italiana, oggi c’è il rischio che nuove oligarchie facciano chiudere le tapparelle delle case del popolo sovrano

“Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato
Che ha di fronte solamente la natura
E cammina dentro un bosco
Con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
Fa l’amore come fosse un animale
Incosciente come un uomo
Compiaciuto della propria libertà”.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione”.

Giorgio Gaber, la libertà

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Lidano Grassucci
Direttore di LatinaQuotidiano fino ad Aprile 2018. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.

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