Damiano Coletta Nicola Calandrini
Damiano Coletta e Nicola Calandrini

Se vinci, in politica, è merito tuo ed hai intorno tanti sodali, se perdi non hai nessuno ma è egualmente “merito tuo”. In queste elezioni c’è stata una richiesta di cambiamento e una necessità di sicurezza, terzo non è dato. Damiano Coletta ha interpretato il nuovo, sorprendendo tutti, sbaragliando tutti. Nicola Calandrini ha interpretato la sicurezza, ha interpretato la pragmaticità dei borghi, e neanche questo era scontato. Enrico Forte aveva il vantaggio di essere partito a novembre, forse troppa sicurezza, forse che non era il giro giusto del PD, forse una vocazione eccessiva al dibattito interno (incarichi comunali, modalità di scelta degli scrutatori), sta di fatto che non è entrato al secondo turno.

Il Pd è il primo partito della città, ma con poco piu’ del 12% dei voti. Una volta nel Psi di De Martino e poi di Craxi si discuteva se un partito sotto al 10% dei voti fosse o meno un partito di massa (ma allora si parlava di politica). Forza Italia è sotto il 10%, Fratelli d’Italia al 6, di altri non è manco dato sapere. La società si aggrega non per parti, ma per sensazioni, per istinto: nuovo e sicurezza, il resto non risulta.

Alla analisi del voto tutti si autoassolvono, io credo debbano autoaccusarsi degli errori propri e non alienarli. Naturalmente si reclamerà contro gli elettori che non “capiscono”, si eccepirà contro la democrazia che si ostina a contare i voti e non a pesarli, c’è sempre un “destino cinico e baro”, per citare Giuseppe Saragat, che fa il suo. Ma la vita è vita: hanno vinto Calandrini e Coletta, poi sarà di due uno, gli altri debbono farsi le domande non avere già le risposte, e gli esclusi al secondo turno saranno spettatori come la Ferrari che se non fa il tempo in gara non può gioire della prima fila Mercedes, poi se pure la Toro Rosso sta avanti…