Alessandro Calvi e Francesco Miscioscia
Alessandro Calvi e Francesco Miscioscia

Alessandro Calvi è il primo candidato sindaco proposto da Forza Italia. Si inserisce in un quadro politico in cui il centrodestra va diviso, e né lui né l’altro avversario Nicola Calandrini vogliono saperne di tornare insieme. Eppure il ballottaggio potrebbe obbligarli a un nuova convivenza. Anche di questo abbiamo parlato in un lungo confronto sulle prossime elezioni amministrative.

Che peso ha Forza Italia su Latina?

Io credo che rappresenteremo il partito di maggioranza nel centrodestra. Confermeremo questo dato, questa campagna elettorale lo dimostrerà.

Perché è certo di questo risultato?

Malgrado le critiche, che sono rivolte a tutti e non solo a Forza Italia, sono convinto che c’è un elettorato di Forza Italia che è molto nascosto, ma alle urne poi porta il risultato. Succederà anche questa volta. Per la prima volta abbiamo un nostro candidato, questo è un valore aggiunto. Noi saremo ancora il primo partito di maggioranza relativa, ne sono estremamente convinto.

Forza Italia sta correndo da sola in diverse città, è un obiettivo di Fazzone monopolizzare e governare questa provincia?

Si è trattato di scelte proposte dal territorio, dovute alle esperienze di ogni singola città. A Terracina eravamo maggioranza e siamo stati messi all’opposizione. A Latina ci vogliono scaricare responsabilità sull’Urbanistica dimenticandosi delle gestioni dei precedenti 17 anni. Le esperienze fatte sono state negative. E dagli errori commessi bisogna cambiare idea e prospettiva rispetto a quello che è accaduto. A Latina abbiamo sostenuto che dovevamo esprimere un candidato dopo tanti anni.

Come può Forza Italia pensare di vincere le elezioni a Latina?

Innanzitutto vinceremo al ballottaggio contro il PD. Una cosa è certa: il centrodestra unito vincerebbe al primo turno, magari anche con il 50,1% dei voti come accaduto con Di Giorgi. Purtroppo il passato ha inciso sulle scelte future del centrodestra. Sono convinto che con i dati che abbiamo provenienti da un sondaggio Euromedia potrei vincere al ballottaggio con il 52,4%  dei voti contro il 47,6% di Enrico Forte. Un altro dato mi dice che con il centrodestra unito e Calvi Sindaco avrei vinto con il 54% al primo turno. Sono dati del partito nazionale e hanno un valore molto significativo

La vostra battaglia è contro Nicola Calandrini?

Assolutamente sì perché andiamo a pescare nello stesso settore. La cosa che fa sorridere è che mi trovo a fare campagna elettorale contro chi è uscito da Forza Italia. La mia coerenza è rimasta ferma, mentre chi ha cambiato casacca dimostra che qualcosa è diverso. Io sono stato maggioranza e minoranza dentro un partito, in politica si accettano le regole, si può non condividerle ma bisogna rimanere fermi. La cosa che mi ha convinto a staccare la spina a questa coalizione sono state le decisioni su Latina Ambiente. Le scelte politiche non possono essere compresse da qualcuno che con intimidazioni ti porta a cambiare idea. Io in quel contesto non ci sto, non ci starò e non accetto neanche che su scelte condivise qualcuno ha cambiato idea. Non si può fare un Consiglio Comunale con 150 celerini sotto perché su una scelta politica legittima qualcuno ha trasferito agli operatori l’idea che li avremmo mandati a casa e così hanno tentato di farci cambiare idea. Io sotto ricatto politico non ci sto, devo essere libero di fare delle scelte. Possono essere sbagliate ed essere corrette ma che qualcuno debba condizionare le scelte in quella maniera non esiste da nessuna parte. Quando Giovanni Di Giorgi si è rimangiato l’accordo fatto da mesi, che saremmo andati a gara europea, per me l’amministrazione era terminata. Io l’ho detto in faccia anche al Sindaco: “Tu oggi hai superato il limite, perché se tu ricevi gli applausi e io le minacce e gli insulti sopra la macchina, caro Giovanni, hai superato il limite. Tu. Non io”. Quell’esperienza segnava che qualcosa non andava. Per me non c’erano le condizioni umane, personali, politiche e amministrative per continuare. Quello ha sancito la rottura definitiva. Io devo essere libero di fare una scelta, posso sbagliare, posso essere contestato, ma non a livello che devo avere la polizia in Consiglio Comunale. Non è la cultura Calvi.

Dopo aver lasciato le primarie Forza Italia sembrava cercare un candidato esterno, la sua scelta è stata un ripiego?

No, Forza Italia ha fatto solo un atto di responsabilità. Sulle primarie come al solito la stretta di mano si è rivelata senza valore. Avevamo detto sì alle primarie con regole certe. Gli avvocati si erano incontrati, avevano trovato l’accordo giuridico, e il giorno dopo sono arrivate le smentite. Se viene fatto questo sulle primarie mi immagino quello che può accadere dopo, quindi per me quell’esperienza è terminata. Io subito dopo le primarie ho detto che per far vincere il centrodestra ero disposto a fare un passo indietro. L’ho detto anche a Calandrini al quale avevo proposto di scegliere una terza persona per andare uniti. Lui disse che era troppo tardi. Ho dato la possibilità a tutti di riflettere, però sono prevalse le ambizioni personali, e a quel punto Forza Italia ha scelto di presentare la sua candidatura. Il mio nome è stato deciso dal partito di Latina, non è stata l’estrema ratio. Sulle Primarie io avevo indicazioni precise: o si facevano in una certa maniera, con regole certe, o non si facevano. Io ho raccolto 948 firme, mi sono fidato per l’ennesima volta, e per l’ennesima volta gli accordi non sono stati rispettati. E quella era una cosa semplicissima, figurati come su tutto il resto potremmo trovare una condivisione di percorso.

Se andasse al ballottaggio contro Enrico Forte, e avesse l’appoggio di Calandrini, non rischiate di ritrovarvi ancora insieme?

Calandrini ha già detto “Mai con Forza Italia, neanche al ballottaggio”. La risposta dovrebbe darla lui, e la dovrebbe spiegare anche ai suoi elettori visto che sta chiedendo voti per il centrodestra.

Se invece ci arrivasse Calandrini al ballottaggio contro Forte, lei cosa farebbe?

Io faccio campagna elettorale per il centrodestra, io non dirò mai “Non votare Nicola Calandrini”, non posso non far votare il centrodestra, l’elettore nostro mi chiederebbe se ho intenzione di far vincere Enrico Forte e non mi voterebbe neanche ora.

Vi ritroverete di nuovo sotto braccio?

Sotto braccio è una parola grossa. Al ballottaggio sarà chiaro ciò che faremo. Il fatto che uno sosterrà l’altro candidato del centrodestra non vuol dire che entrerà per forza nel governo della città.

Forza Italia per ora corre da sola ma rumors dicono che Fazzone abbia corteggiato un po’ tutti, Tiero, Tripodi, Chiarato e abbia ricevuto solo rifiuti.

Noi abbiamo aperto dei tavoli, non io personalmente. Non abbiamo parlato con i soliti ma con alcune realtà civiche. Abbiamo cercato di capire qual era il loro percorso, se stava nel centrodestra e se si potessero fare alleanze. Se ci sono le condizioni si deciderà di fare alleanze e percorsi comuni. Ma era normale parlare con chi fa parte del centrodestra come civico, ad esempio Davide Lemma.

Lei teme il confronto con i cittadini disaffezionati alla politica a causa delle passate amministrazioni?

Questa volta chi entra decide, non si può più rinviare su terme, SLM, metropolitana, non c’è più tempo. Se vinco dovrò assumermi delle responsabilità. Tutto il resto non mi preoccupa. Andando in giro sento chi parla di porto, metropolitana, sono sogni partiti tanti anni fa e sono superati perché le condizioni economiche non ci sono più. Oggi bisogna raccontare la fotografia della città. Io da assessore al bilancio ricordo che con Zaccheo nel 2010 incassavamo dai 15 ai 18 milioni di euro su opere di urbanizzazione. Nell’ultimo bilancio che ho fatto io ne abbiamo incassati 3,5. Non si può fare finta di niente e raccontare cose che non corrispondono a verità. Inoltre negli ultimi 2 anni lo Stato ha ridotto i trasferimenti del Comune di Latina di 5 milioni, che adesso dovranno essere recuperati per erogare servizi e mantenerli efficienti. Dall’inizio dell’anno sono state consegnate solo 6 concessioni edilizie. Noi ne consegnavamo 3-400. Significa che il Comune incassa meno soldi. Al di là della retorica della politica, dove tutti vogliono rappresentare qualcosa di diverso, prima di parlare e di presentarsi come esempio di legalità, trasparenza e progettualità io vorrei che si parlasse anche di numeri. Come l’ho fatto io, senza fare demagogia. Bisogna raccontare la realtà della città così com’è. Per prima cosa bisogna mettere ordine nella città, poi si penserà a progetti e infrastrutture. Quando siamo andati a casa, il 4 giugno, ci attaccavano perché l’erba era alta. A distanza di un anno l’erba è ancora alta. Perché oggi nessuno lo dice? Quando si governa e si entra dentro una macchina amministrativa i problemi sono molteplici e i soldi sono pochi, bisogna saper razionalizzare le risorse. Se anche il Commissario è arrivato a questo punto è perché si è reso conto che non è facile amministrare una città in queste condizioni.

Parlando di programma, come pensa di tutelare le minoranze in un panorama politico che sembra vittima di imprenditori e affaristi?

Il nostro primo punto del programma è dedicato a servizi sociali e terzo settore. Questa è la dimostrazione che vogliamo essere una città solidale. Io ho fatto l’assessore ai servizi sociali negli ultimi 4 mesi di amministrazione. Ci sono situazioni difficili, molto più complicate di quello che si possa pensare. I servizi sociali hanno funzionato tutto sommato abbastanza bene, ma dobbiamo investire maggiori risorse per i problemi sociali. Abbiamo in mente progetti come il quarto centro diurno, il centro notturno, e il centro “Dopo di noi” a Borgo Sabotino. È un progetto ambizioso che rilancerà Latina dal punti di vista del welfare sociale.

Come pensate di farlo visto che ha appena detto che non ci sono risorse in Comune?

Semplicemente chiedendo l’aiuto ai privati. Io quando ero assessore ho avuto diversi contatti con privati che si erano messi a disposizione per questo progetto, imprenditori che mi avrebbero messo a disposizione competenze e risorse, senza nulla in cambio, al massimo mi è stata chiesta una targa alla memoria. Le risorse sono poche, bisogna affidarsi molto ai privati. E questa è un’inversione di tendenza rispetto al passato: consapevoli di poche risorse bisogna trovare privati che ci possano sostenere da un punto di vista logistico, ad esempio sulle strutture. L’unica grande opera che vogliamo realizzare è una biblioteca di fronte all’ex mercato coperto. La città merita una grande biblioteca, che sia un punto di riferimento per i giovani.

A proposito di giovani, come si può coinvolgerli attivamente in politica?

Ci sono diversi ragazzi nella Lista Calvi, vengono dal mondo professionale e imprenditoriale. Io mi auguro che coinvolgendoli possano avvicinare i loro coetanei alla politica, che molti vedono come qualcosa di distante. Di solito si fa il sindaco a fine carriera, a 60 anni e si rimane distanti dai 25enni. Se accorciamo quella distanza, forse anche i giovani sono incentivati ad avere un senso di appartenenza a questo territorio

Nel vostro programma c’è attenzione al lavoro per i giovani?

Oggi per far fronte alle difficoltà e trattenere i giovani, dobbiamo sviluppare ciò che abbiamo. Mi riferisco alla Marina, all’agricoltura, e all’Università. Se gli si dà la possibilità di rimanere a studiare probabilmente rimarranno anche a lavorare. Dobbiamo sapere investire sull’Università e su quelle che sono le attività a noi peculiari che ci portano un valore aggiunto, così che i giovani possano studiare e lavorare per mantenersi gli studi o aprire una loro attività

C’è un sindaco al quale si ispirerà?

Due sindaci che mi sono piaciuti ma che non ho conosciuto in modo diretto sono stati Antonio Corona e Ajmone Finestra. Li ho sempre visti con ammirazione, sono le figure che in questa città hanno lasciato un segno più degli altri.

Qual è il primo provvedimento che prenderebbe se diventasse sindaco?

Chiederò al Prefetto la convocazione del tavolo sull’ordine e la sicurezza. Devo rendere forti i rapporti con le istituzioni, e far percepire sicurezza sul territorio.

Come giudica l’operato del Commissario Prefettizio?

Quando ci sono delle difficoltà si fa una programmazione, se non c’è riuscito neanche lui è perché amministrare non è così facile. E lui non ha giunta, non ha commissioni, o consigli comunali, e se non ha trovato lui i soldi nelle casse come potevamo trovarli noi? Il Commissario non ha lavorato male ma è la dimostrazione che amministrare è difficile. Lui ha fatto cose che rispetto ma non condivido.

IL PROFILO DI ALESSANDRO CALVI: IL COGNOME DI PESO, I VIAGGI E QUEL NON NASCONDERSI MAI