Nicola Calandrini Francesco Miscioscia
Intervista a Nicola Calandrini

Nicola Calandrini giunge al termine di una campagna elettorale dura per il centrodestra, che per la prima volta si è presentato diviso. Con il candidato sindaco di Fratelli d’Italia abbiamo del percorso fatto in questi mesi e delle imminenti elezioni di domenica.

Sono gli ultimi giorni di campagna elettorale. Può fare un bilancio?

Intorno a me ho avuto tanta gente e una squadra di ragazzi che hanno lavorato con me che sono stati fantastici. Ho visto una città che ha ritrovato il suo orgoglio. E, mi consenta, altrove ho visto tante parole vuote e nessuna idea di domani.

Cosa vuol dire?

Qualcuno si è candidato per ambizione personale, per essere viceré, ma non per chiedere consensi sull’idea di una città.

Quale sarebbe la sua idea di città?

Basta guardare gli argomenti: noi abbiamo posto il nodo della cura della città e della sicurezza, se il Comune non fa prima di tutto quello che deve, non può proporsi per la crescita della città. Fare il sindaco è innanzitutto questo, poi bisogna usare le competenze e le opportunità per disegnare la città di domani.

Come vede la Latina di domani?

Una città che “funziona”, che è capace di dare servizi a se stessa e alla sua area di riferimento che va dalla provincia romana alla Campania. Noi abbiamo proposto la ricollocazione di servizi al centro cittadino, la messa in rete di cose che già ci sono: imprese, scuole, università, ospedale, parco nazionale, consorzio di bonifica. Dobbiamo pensare che in una città ci siano grandi strumentisti e il sindaco deve fare da direttore d’orchestra.

Questo come si traduce nel concreto?

Si parte dal lavoro: il Comune non fa impresa ma può mettere in fila attori che fanno innovazione. La ricchezza di una città sono i giovani e le loro idee nuove. Abbiamo uno dei più grandi poli farmaceutici italiani, esportiamo in tutto il mondo. Siamo la città più giovane d’Italia. Mettiamo insieme le cose e attiviamo il dialogo tra le imprese, l’università, la rete ospedaliera pubblica, quella privata, il polo di Alta Diagnostica, la formazione scolastica e moduliamo un’innovazione di sistema.

Rischia di essere complicato.

Lo sviluppo nasce dalle idee, se sosteniamo l’autoimprenditorialità dei giovani con tutoraggi, sostegni al credito con accordi con le banche, incubatore d’impresa, facciamo quello che si fa nelle città italiane a maggiore crescita. Dobbiamo convogliare le risorse pubbliche su progetti condivisi e non disperderci. Lo Sportello Europa per i fondi europei è un veicolo importante, la le iniziative della Regione debbono essere condivise anche da noi, e dagli altri operatori e dalla rete di imprese

Si è parlato tanto di Marina, quali sono i suoi progetti in proposito?

Il mare è una risorsa di Latina, ma il mare non è più l’unica risposta possibile per fare turismo, va inserito in una proposta di “qualità del territorio”. Il turista non sceglie il mare comunque sia, ma sceglie un lido che sta in un parco nazionale, in una rete di orti botanici (Ninfa e Fogliano), dentro l’ambiente unico di una pianura bonificata con agricoltura d’eccellenza che danno una ristorazione originale e di qualità. Dobbiamo fare un “sistema turismo”, e del lungomare dobbiamo attivare recuperi con cambi di destinazione d’uso degli immobili a fini turistici, una viabilità che renda facile usare questo pezzo di Latina. Ed avere alle spalle una città che non si limiti a fantasticare con la sua storia ma la valorizzi. Lo sviluppo della marina deve conciliarsi con la rianimazione del centro storico. Dobbiamo essere eccellenti e non generici.

Come si rianima il centro storico?

Bisogna riportare lì le persone e le ragioni per usarlo. Ho proposto di trasferire all’ex Consorzio Agrario il Conservatorio di Musica, oggi in periferia: avremmo centinaia tra studenti ed insegnanti che usano il centro, in sinergia con il teatro comunale, dentro spazi dove si concentrano le istituzioni musicali della città. Penso al Campus Internazionale di Musica oggi a Via Varsavia. Penso ad un centro storico che sia “musical”, a far fare le prove ai ragazzi lungo le strade del centro in una città vivibile da aprile a ottobre. Inoltre mi piacerebbe fare del mercato annonario la “Eatlatina”, il mercato del chilometro zero, dei prodotti tipici, la vetrina della ristorazione.

Cosa dice dei suoi avversari?

Ciascuno ha fatto le cose che sapeva e che poteva. Io non mi sono candidato contro qualcuno, ma per Latina. Io non mi candido per rancore ma per amore di questa città. Io non inseguo, io gioco la mia partita e questo mi ha fatto percepire dagli elettori vincente, convincente, e credibile.