di Giusy Cavallo – Punta al secondo mandato in Europa, Marco Scurria candidato di spicco di Fratelli d’Italia nella circoscrizione centrale. L’europarlamentare chiude la sua campagna elettorale in provincia di Latina a Borgo Hermada dove è atteso a Piazza IV Novembre per le 21.30.

Lei ha già alle spalle 5 anni da europarlamentare, qual è bilancio dell’attività dei rappresentanti italiani in europa? E cosa è stato fatto in Europa per l’Italia?

Devo dire che questa legislatura è andata meglio, quando sono arrivato c’è stato un funzionario che mi ha detto “finalmente si sente riparlare italiano”. Infatti si erano disabituati alla nostra presenza e ad immaginare italiani che potessero lavorare, andando a vedere la percentuale presenza fino a 5 anni fa era del 10/15%. Quindi di fronte al nulla, questa legislatura ha segnato il ritorno degli italiani che hanno lavorato e si sono impegnati. Certo non si può recuperare in 5 anni il nulla fatto fino adesso, soprattutto se abbiamo dei governi che, invece di pensare agli interessi degli italiani, la prima cosa che fanno è prendere un aereo e andare a Berlino per rendere omaggio alla cancelliera Merkel sottoponendole le nostre riforme. Così è difficile portare in Europa il valore aggiunto italiano…

Tra i punti di Fratelli d’Italia c’è lo scioglimento del concordato dell’Eurozona, è realmente realizzabile?

Certo con due passaggi uno italiano ed uno europeo. Appena torneremo in Europa presenteremo, insieme ad altri gruppi di altre nazioni che sono sulla nostra stessa posizione, una mozione che, nel caso in cui venga approvata, segnerà l’inizio dell’usicta dalla zona euro di tutti i paesi che lo vorranno. Il secondo a livello italiano è riavere una banca nazionale, visto che la Banca d’Italia, grazie a un provvedimento del governo Letta, è stata svenduta ai privati, quindi adesso non abbiamo più un’istituzione in grado di battere moneta e dovremo o ricomprarla, che è assurdo, o farne una nuova.

Un altro tema importante è l’immigrazione, come si può fare in modo che l’Italia non venga lasciata sempre sola?

Occorre rivedere, cosa che noi chiediamo con forza da tempo, il trattato di Dublino il quale prevede che dove arrivano i richiedenti asilo quello Stato se ne debba occupare senza possibilità di solidarietà degli altri Stati. Quindi gli immigrati devono essere gestiti dal Paese in cui arrivano e non possono andare da nessuna altra parte. Ovviamente questo è penalizzante per l’Italia visto che arrivano tutti da noi, l’unico malessere che abbiamo è sapere che questo trattato per l’Italia lo ha firmato il ministro Alfano, che si deve essere distratto quando ha posto la sua firma visto che adesso invoca la solidarietà europea.

In questi anni al Parlamento europeo uno dei suoi impegni è stato per le politiche in favore delle pmi italiane. Un argomento che sicuramente interessa al territorio pontino è quello del rilancio delle imprese, come si può fare in modo che le nostre aziende tornino competitive a livello internazionale?

Innanzitutto, la possibilità di utilizzare i fondi europei a disposizione, che noi spesso rimandiamo indietro. Poi a livello politico bisogna evitare la concorrenza sleale di quei Paesi fuori dall’Ue che non sono sottoposti ai vincoli che invece devono rispettare le nostre imprese. I nostri imprenditori, i nostri agricoltori e i nostri pescatori devono attenersi ad obblighi sindacali in ambito di sicurezza, che sono cose giuste ma che non vengono rispettati dalle imprese cinesi, indiane e del nord Africa. Quindi si deve inserire una clausola di reciprocità per cui o siamo tutti uguali o, se non si rispettano queste regole, si dovrà porre, ai confini dell’Ue, un’imposta, un dazio sulle merci in modo da riequilibrare la situazione di lealtà.

Questo vale anche per l’agroalimentare? Anche in questo settore abbiamo firmato un trattato penalizzante per le nostre colture. Dal Nord Africa, e in particolare da Marocco, arrivano pomodori, pesce e arance che evidentemente non rispettano le stesse regole del settore agroalimentare italiano. In questi anni, grazie al nostro impegno, siamo riusciti a fare inserire la clausola sull’olio: prima le olive potevano arrivare da qualsiasi Paese del mondo e bastava lavorarle in un frantoio italiano per avere un olio Made in Italy, adesso non è più così.