Maurizio Crozza
Maurizio Crozza

Renzi ha detto: “la riforma toglie il Senato, se non passa mi tolgo io”. Crozza ci pensa: “ma, sapete che vi dico, mica è tanto male sto Senato”. E’ l’acme della critica politica al Governo, più delle circonvoluzioni dialettiche di Bersani, più delle isterie di Brunetta, più del silenzio degli altri per tacere del tifo.

La satira entra in politica davanti al vuoto della politica e la Meloni ride della sua imitazione che fa più consensi del suo originale e Giachetti diventa meno niente per l’imitatore che lo fa possente. Come dire è il contenitore che definisce il contenuto, la politica in questa amministrative non ha più forma e non informa. Il comico definisce l’umore di un pubblico che ormai non ascolta le parole e non partecipa ai riti, ma ne ride. Vincerà non chi sfonda, ma chi sarà piùpreso in giro. Il Razzi falso è più vero del vero, diventa falsamente intelligente, dal vero resta poco o niente. Crozza dice più di tutti i talk show che urlano senza dire niente, senza sapere di niente.

Il candidato si imposta serio quando dovrebbe, prima di tutto, sapere che come diceva Ennio Flaiano: “la situazione è tragica, ma non è seria”. Non a caso se il populismo in Austria e in Francia ha le facce serie di “cattivi” seri, qui è guidata da un ghitto, da un comico, da un attore. Grillo non è una nube a giugno, ma una perturbazione a novembre.

La politica fa ridere, dalla Repubblica del lavoro a quella dello sberleffo.