Elezioni: A Latina è braccio di ferro tra il falso nuovo e il passato lungimirante

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La campagna elettorale è entrata nel vivo anche a Latina che, assieme ad altri 20 capoluoghi di provincia, è chiamata alle urne per il rinnovo dell’ amministrazione comunale.

Non è mai facile decidere a chi affidare il proprio voto nella speranza che la città in cui si vive, possa cambiare volto, migliorare, essere più vivibile. 

Non è facile perché c’è sfiducia nella stessa politica che per anni, per non dire decenni, si è rivelata fallimentare e la politica locale è spesso riflesso di quella nazionale, se non l’anticipazione. 

La voglia di cambiamento negli ultimi tempi si è notata con l’insediamento di movimenti, il “nuovo che avanza”, che si sono poi conformati ai “vecchi” sistemi.  Anzi, in alcune occasioni il “nuovo che avanza” ha portato ad essere nostalgici verso la politica di un tempo. 

E’ quanto sta avvenendo proprio a Latina dove, tra i vari candidati, la partita più interessante si sta giocando tra Damiano Coletta ed il suo predecessore Vincenzo Zaccheo: entrambi si presentano con liste civiche appoggiate il primo dal centro sinistra – con qualche defezione –, il secondo dalla totalità del centro destra.  Il primo è un  medico ed ex calciatore “prestato” alla politica; il secondo, uomo delle istituzioni con una lunga militanza alle spalle.  

Gli altri candidati a sindaco sono sei, però su 21 liste scese in campo quattro sono a sostegno di Coletta e sette a sostegno di Zaccheo, praticamente oltre la metà. 

Tuttavia, chi vive in città, soprattutto in periferia, può basarsi su elementi concreti, più che su una campagna elettorale che è comunque frutto della diversità dei due principali contendenti. 

Negli ultimi cinque anni, tante promesse sono state disattese, Latina appare una città sciatta, sporca, le strade sono colabrodo, nulla o quasi si è fatto per il Lido, ancor meno per i Borghi, e sono stati tanti i fondi persi da quelli per la nucleare a quelli per il litorale.  Inoltre, si sente un forte distacco dalle istituzioni comunali, con un sindaco troppo lontano dalla sua gente. 

Vincenzo Zaccheo, invece, è il “passato che ritorna” dicono alcuni in senso critico ed altri come speranza di ripresa. 

Perché Zaccheo fa parte di un passato che ha lasciato il segno: a partire dai tanti progetti che sono rimasti sospesi come la contestata metro leggera, il porto e soprattutto la cittadella universitaria che porterebbe una nuova serie di benefici per i giovani e per l’indotto. 

L’epoca Zaccheo la ricordano in tanti per la riapertura di Rio Martino, oggi nuovamente chiuso e con lavori da terminare, il dialogo continuo con le istituzioni nazionali per poter portare contributi a Latina, gli eventi (Vasco Rossi, Tiziano Ferro per citare i più noti), il teatro con nomi di caratura nazionale con direttori artistici quali Barbareschi e Costanzo, una città più pulita, ma soprattutto la gente poteva incontrare il sindaco per le strade della città e parlare. 

In questa campagna elettorale da un lato si sente sbandierare il vessillo dell’onestà – come se chi decidesse di votare per gli altri fosse disonesto – e attacca l’avversario proprio su questo campo, dimenticando forse che anche tra le fila del partito sostenitore, il PD, siede qualche “presunto peccatore”. 

Mentre dall’altro si parla di programmi e modi per metterli in atto, si vede un instancabile incontro con la cittadinanza, con il tessuto imprenditoriale, e soprattutto con i giovani al fine di formali per dare alla città dirigenti competenti. 

L’impressione è insomma quella di un braccio di ferro  tra un “falso nuovo”, che si arrocca alla politica vecchia maniera e chiede un secondo tempo; e un “passato lungimirante” proteso verso la gente e già pronto a far tornare la città al fulgido benessere culturale ed economico di una volta. 

Per par-condicio ricordiamo che gli altri candidati sindaci a Latina sono: il chimico Andrea Ambrosetti per il Pci; l’ufficiale di Marina Gianluca Bono per il Movimento 5 Stelle; il funzionario della Prefettura in pensione Antonio Bottoni, sostenuto anche dalla Fiamma Tricolore; l’avvocatessa Annalisa Muzio supportata dal Partito Liberare Europeo, il comunista Sergio Sciaudone e l’ex dem Nicoletta Zuliani.