di Lucio Fava del Piano
Non si può ancora parlare di vero e proprio miglioramento, ma la crisi economica che morde ormai da tempo il nostro Paese mostra segni di rallentamento. Soprattutto, le cose vanno un po’ meglio di come ci si sarebbe aspettato.
A certificarlo è l’Istat, che questa mattina ha diffuso i dati sull’andamento del prodotto interno lordo nel terzo trimestre del 2013. L’indice ha fatto segnare un -0,1% rispetto al trimestre precedente – contro un -0,2 che era stato ipotizzato dagli analisti. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, questo significa che il Pil italiano è diminuito dell’1,9%, in linea anche con le stime governative che su queste grandezze stanno lavorando nella preparazione della legge di stabilità.
Va ricordato che nel secondo trimestre 2013 il calo era stato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1 in confronto allo stesso periodo del 2012. I dati odierni devono dunque essere letti come un segnale di, seppur lento, recupero. Si tratta in ogni caso del nono trimestre consecutivo in rosso.
Sul fronte dei segnali positivi, bisogna anche notare come il dato del periodo luglio-settembre sia la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dei servizi e di un aumento del valore aggiunto nell’industria, fatto incoraggiante se si considera quanto l’industria sia storicamente un fattore di traino nell’andamento economico di un Paese.
A far meno sorridere è invece il confronto con i dati relativi ai Paesi nostri partner: nello stesso periodo, infatti, il Pil americano è aumentato dello 0,7% e quello britannico dello 0,8, mentre nella zona Euro la Germania ha fatto segnare un +0,3% e altre nazioni hanno fatto segnare seppur modesti rialzi, mentre la Francia – magra consolazione – ha chiuso il trimestre con lo stesso -0,1% dell’Italia.





