Non c’è mistero nei fatti di Cisterna, non è una storia che devi raccontare, spiegare, è così. I giornalisti si stancheranno, i lettori pure, è capitato a loro non a noi, noi siamo meglio siamo esenti. E tutto passa. Qualche buona coscienza si pulirà di nuovo dicendo che “non c’è lo Stato”, qualcuno invocherà “nuove leggi”. Ma, pochi o alcuno si domanderà dove eravamo noi, tutti noi. Un uomo, una famiglia, vive un dramma che per lui è assoluto, dirompente, tanto da trasformarlo da padre in assassino e nessuno ha incrociato i suoi occhi. Nessuno: un vicino; un amico, il barista, il barbiere, il parroco, i colleghi, i parenti, quelli con cui prendi il bus tutte le mattine, o i compagni di calcetto, quelli del club del Napoli, il medico di famiglia. Nessuno, e non entro nel merito dell’organizzazione di cui faceva parte, perché mi vorrei soffermare su questo nessuno che ci circonda.
Perché la spiegazione che “è così per follia” non ci spiega nulla. I fatti tragici dentro le famiglie non sono rari, la violenza o il dramma nelle famiglie non è raro, rado.
Partecipo ad un evento politico in un piccolo paese, manca il cavatappi, l’organizzatore esce dal posto dove si svolge l’evento, suona il campanello della porta accanto e, chiamandola per nome, chiede il cavatappi alla signora che abita lì. Lei lo saluta e gli da il cavatappi. Immagino ma a Latina, a Aprilia, a Cisterna sarebbe stato così? Passo i vicoli di questo paese fa un freddo cane, si salutano tutti e al bar quando entri tutti, nessuno escluso mi salutano, perché siamo tutti nello stesso freddo, tutti umani.
Vedete non sono nessuno per giudicare, vengo da un piccolo posto, ho amici che non ho mai lasciato da quando sono nato, ho una lingua “madre” che mi fa sentire mai solo quando un altro mi risponde con lo stesso suono. Ho “perso” tempo a sentire i tiramenti degli amici, che hanno ricambiato il favore, ho litigato urlando per politica, per sgarbi, per appuntamenti mancati, per dimenticanze, ma se nei miei occhi c’è dolore qualcuno mi chiede “che hai”.
I drammi sono nel vivere, non c’è soluzione, il male è malato e sta dentro noi, ma non c’è bisogno di leggi o di giudici, a Cisterna è mancata l’umanità.
Mi scuso ancora ma quelle due ragazze, la madre e anche l’assassino forse, e dico forse, potevano vivere diverso, o semplicemente vivere.





