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Rodolfo Dalla Mora, Presidente di SiDiMa, Società Italiana Disability Manager

“Il disability manager non è un volontario, non può esserlo, deve essere pagato perché svolge un’attività professionale”, il dibattito sull’istituzione di questo ruolo all’interno del Comune di Latina è arrivato ben oltre il territorio comunale all’orecchio di Rodolfo Dalla Mora, presidente di SiDiMa, Società Italiana Disability Manager, che è inorridito leggendo le notizie sul dibattito che si è creato a Latina su questa figura.

“Purtroppo c’è un’ignoranza di base – spiega Dalla Mora a LatinaQuotidiano.it -, prima di parlare di determinati argomenti, un’amministrazione dovrebbe informarsi bene anche sull’iter da seguire. C’è un vizio di forma da parte delle amministrazioni: quello di fare grandi slogan senza sapere cosa è e come svolge l’attività un Disability Manager”.

L’istituzione della figura del disability manager a Latina ha diviso maggioranza ed opposizione fin dalla prima proposta in Consiglio comunale. Dopo un lungo dibattito continuato in Commissione e riportato poi in Assise, il Consiglio ha votato unanime l’istituzione di questa nuova figura. Secondo quanto stabilito, il disabilty manager sarà trovato con un primo avviso interno gratuito; in assenza di risposte si effettuerà una chiamata esterna, ancora a titolo gratuito; se anche questo avviso andrà a vuoto si opererà con una chiamata esterna a questo punto con impegno di spesa.

Per ricoprire il ruolo, a titolo di gratuito e quindi di volontariato, si sono già proposte le Acli provinciali di Latina “scegliendo al proprio interno le figure più idonee a svolgere questo delicato e importante incarico che necessita competenza e particolare sensibilità”.

Una possibilità che ha sconcertato Rodolfo Dalla Mora: “Facciamo chiarezza: il disability manager è una competenza che va inserita in una professionalità, può essere un ingegnere, un architetto, un fisioterapista, un avvocato, deve avere minimo una laurea breve e una professione già consolidata. Attraverso un percorso formativo dedicato di perfezionamento o un master, questo professionista assume nuove competenze che gli consentono di svolgere il ruolo. Deve avere conoscenze in ambito di valutazione della disabilità, di bioetica, di accessibilità e una sensibilità su una serie di temi inerenti al terzo settore e all’inclusione sociale, nonché all’inserimento nel mondo del lavoro e della formazione”.

“Il disability manager è un professionista che lavora già in un proprio ambito, io, per esempio, sono un architetto e ho acquisito le competenze di disability manager e adesso lavoro presso l’Ospedale riabilitativo di Motta di Livenza. All’interno di questa struttura mi occupo di consulenza per l’adattamento dell’ambiente domestico, per interventi edilizi, ma anche dell’attività di rete nel territorio con le varie associazioni. Quindi ribadisco il disability manager non è un volontario, non può esserlo, deve essere pagato perché svolge un’attività professionale”.

Per trovare un disability manager, quindi, non basta che il Comune di Latina cerchi tra i suoi dipendenti o tra le associazioni di volontariato, la persona prescelta deve seguire uno specifico percorso di formazione.

“Come SiDiMa – spiega Dalla Mora – contiamo circa 150 professionisti iscritti e stiamo lavorando per per stilare degli specifici protocolli di intesa con le diverse università”.

Quindi in cosa ha sbagliato il Comune di Latina? “Si vede che parlano di cose senza sapere, anche se volessero trovare un disability manager all’interno della propria struttura, sfruttando le risorse presenti, dovrebbero prevedere un periodo di formazione. Non è che il responsabile dell’ufficio tecnico che finora ha avuto una visione miope e poco sensibile sui temi dell’accessibilità con l’etichetta di disability manager diventa un esperto e acquisisce una sensibilità maggiore su questi argomenti. A mio modo di vedere, la cosa più intelligente è quella di nominare tecnici preparati esterni e non affidarsi ad associazioni del terzo settore che fanno un lavoro encomiabile ma sempre nell’ambito del volontariato”.

Così si svilisce il senso della figura del disability manager – continua Dalla Mora -, questo deve avere un ruolo all’interno della giunta, deve essere nello staff del sindaco, deve diventare un facilitatore tra l’amministrazione e le associazioni sul territorio. Spesso si confonde il Disability Manager con la consulta delle associazioni, che è un organo previsto dallo statuto e ha il compito di proporre diverse iniziative all’amministrazione. Il disability manager è il direttore d’orchestra, è il braccio armato delle associazioni e del sindaco. Inoltre deve avere un budget, non può andare col cappello in mano, altrimenti diventa al pari di un’associazione qualunque”.

Un esempio da seguire, per esempio, è quello del Comune di Alessandria, che si è meritato anche una menzione speciale all’Access City Award 2017, organizzato dalla Commissione Europea insieme al Forum Europeo della Disabilità. Qui c’è Paola Testa che si è formata presso il master di specializzazione della Cattolica di Milano. “Ad Alessandria – spiega Dalla Mora – hanno prima individuato la persona giusta, le hanno fatto fare formazione e poi una fatto una delibera di giunta, passata anche in Consiglio comunale. A Latina fanno la delibera e non hanno nemmeno idea di cosa fa un disability manager e a chi farlo fare!”.

Stesso problema che si è verificato al Comune di Bologna contro il quale la SiDiMa ha assunto una presa di posizione chiara scrivendo anche una lettera al sindaco. “I partiti politici e le amministrazioni – continua Dalla Mora – usano il disability manager come specchietto per le allodole, come propaganda. Spero che a Latina non facciano lo stesso errore, noi siamo disponibili a collaborare con i vari enti per dare indirizzi e linee guida”.