Caro papà ti scrivo che è già sera, tanto so che aspetti e che… ora volevo farti un bel discorso di quelli che piango anche io. Poi mi sono ricordato di quando ho capito, una spinta più forte e sei “volato” sulla porta e non volevo, ti pensavo roccia e mi stavi per dire che era il tempo mio e il tuo era quasi un addio. Ma cosa vuoi che capisca un ragazzo, quello ha la prepotenza di domani, e i papà sono ricordo di ieri. Mi viene da dirti, ma non si fa, non si parla con l’aldilà. Te ne andasti che era la festa della libertà, che paradosso papà tu ci credevi alla libertà e di questa mi hai dato lezione per la lezione che sapevi dal tuo papa e giù di padre in padre.

Ci eri caduto dentro da piccolo, nella libertà, e quando cavalcavi a pelo eri come un mandriano del film che era di “cauboi”. Sì, ti piacevano cavalli e pistole, ma mi portasti a vedere Banditi a Milano che il cattivo era Pietro Cavallero e la prateria era tutta Milano. Ho avuto paura e mi sono stretto a te, tu guardavi con gli occhi blu e lo so che noi con le guardie… già antica anarchia, antica e nobiltà dell’avere niente che nulla ti potevano rubare e la proprietà era strafare. Beh che bel film, ma non mi chiedete della trama per me ero col mio papà. Poi, poi sono diventato grande, ma mica così, mi hai fatto un riempimento costante che dovevo sapere sempre più di ogni presente fosse di presenza di Dio.

Già la tua presunzione che in me diventava forse realizzazione. Ma lo sai ti sentivo quando tornavi e chiamavi tu il tuo papà e nella sera si sentiva il grido “me ne vado tata, tataa”. Che bel film la vita che gira, di tata in papà, poi va… e anche un bandito che per prateria aveva Milano a me è parso bellissimo e forte come il mio papà. Poi un giorno. Auguri, tanto non credevamo, non crediamo però la Madonna salutiamo, madre santissima.