Silvio Di Francia
L'assessore alla cultura Silvio Di Francia

Se non fosse che siamo nel 2019 qualcuno li potrebbe definire un fenomeno di vassallaggio.

Fatto sta che l’assessore alla cultura del Comune di Latina, Silvio Di Francia, per cercare un po’ di visibilità per il suo settore, e per una manciata di eventi, corre a Roma.

Sarà sudditanza culturale.

Sarà che forse, l’assessore alla cultura immagina che una cosa detta, o scritta, a Roma possa avere più risonanza, più peso e più autorevolezza di quella stessa cosa raccontata a Latina.

O sarà che l’uomo scelto dal sindaco Coletta per curare uno dei settori, come la cultura, che dovrebbero contribuire a fare grande una città e migliorare la sua crescita non conosce nulla che vada oltre quanto può misurare la lunghezza della sua scarpa.

Peccato che Di Francia non sappia che per fare cultura a Latina prima di tutto bisognerebbe conoscere i mezzi di cui la città e la sua provincia dispongono.

Dovrebbe condurre qualche indagine di mercato per scoprire che esiste un mondo digitale, della comunicazione e dell’informazione a Latina e provincia, che ha pochi rivali.

E dovrebbe sapere che quel mondo offre più visibilità, qualità e contenuti di striminziti lanci pubblicati da questo o quello “stampatore” di Anversa.

Si dovrebbe, per far crescere la cultura, fare leva su quegli strumenti di comunicazione ed informazione che hanno carte in regola, professionisti e polso del territorio tali da assicurare ad eventi ed iniziative di non restare relegate in un trafiletto in fondo alla quarta di copertina di qualche giornale.

C’era una storiella che raccontava di un uomo che vedeva l’erba del vicino sempre più verde della propria.

Di Francia è stato chiamato a far parte dell’esecutivo della giunta che guida l’amministrazione comunale di Latina non per lodare o vedere più verde l’orto del vicino ma per rendere grande il proprio.

Se ha bisogno, per farlo, della gentile intercessione romana ha un altro ostacolo da superare.

Quello di una sudditanza alla Capitale di cui la nostra città e la sua comunità si sono liberati da tempo.

Non serve un salto nel passato serve uno sguardo verso il futuro.