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Désirée, perchè il Riesame ha dubbi su omicidio e stupro di gruppo. Ora analisi dna

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Desirèe Mariottini

A breve, probabilmente nelle prossime ore, sarà disposta l’analisi del dna sui campioni prelevati durante le indagini sulla morte di Désirée. I risultati di questo test scioglieranno molti dubbi e definiranno in modo più concreto le responsabilità degli arrestati. Responsabilità che sono state ridimensionate dal tribunale delle Libertà.

La notizia della derubricazione dei reati a carico di due dei quattro arrestati per la morte di Désirée ha creato non pochi malumori in tutto il Paese. La vicenda è molto seguita e lo stesso ministro dell’Interno Salvini ha promesso pene esemplari per gli aguzzini della 16enne di Cisterna.

Per il Riesame però, almeno in base agli indizi raccolti in questa prima fase delle indagini, non regge l’accusa di omicidio volontario né quella dello stupro di gruppo. Alinno Chima (Sisco) e Brina Minteh, per i giudici di Roma, non avrebbero avuto l’intenzione di uccidere Désirée.

Avrebbero venduto la droga e l’avrebbero violentata, ma a quanto sembra non sarebbero stati insieme mentre abusavano di lei. Le testimonianze venute alla luce sono discordanti, qualcuno dice che intorno a Désirée ci sarebbero state 4-7 persone. Altri che gli arrestati, o almeno qualcuno di loro, si sia appartato con la giovane da solo. Questi indizi non sono sufficienti per il Riesame che ha tenuto in piedi il reato di violenza sessuale aggravata dalla minore età della ragazza. Reato comunque gravissimo. E la cessione di sostanze stupefacenti.

“La derubricazione è avvenuta in questo momento – ha aggiunto l’avvocato Masci – perché le testimonianze sono per ora indizi, per diventare prove devono essere gravi, precisi, concordanti e plurimi”. Sono ovviamente ipotesi e per saperlo sarà necessario attendere le motivazioni del Riesame.

“Tutte le parti – ha spiegato l’avvocato della madre di Désirée, Valerio Masci – intanto parteciperanno all’analisi del dna con la nomina dei consulenti, si tratta infatti di un passaggio molto delicato. Anche noi nomineremo il nostro”.

Si attende anche la decisione del Riesame per Mamadou Gara, il 26enne senegalese e l’interrogatorio di Marco Mancini, il pusher italiano.

La procura ribadisce che i reati contestati sono sempre gli stessi. Contro la decisione del Riesame potrebbe considerare il ricorso in Cassazione, una volta disponibili le motivazioni dei provvedimenti. Si tratta comunque di un duro colpo al castello accusatorio costruito dalla procura di Roma.

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