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Désirée, davanti al giudice Yusif Salia. Disse: “Meglio lei morta che noi in galera”

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Si è avvalso della facoltà di non rispondere il quarto uomo arrestato per la morte di Désirée. Yusif Salia era stato arrestato a Foggia. Si sarebbe allontanato proprio per non avere problemi, ma era stato rintracciato e fermato. Addosso aveva 11 chili di marijuana.

Oggi è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Foggia per l’interrogatorio. Ha preferito però non rispondere alle domande del gip. Le accuse a suo carico sono le stesse degli altri tre arrestati: l’omicidio della 16enne di Cisterna, la somministrazione delle sostanze stupefacenti e la violenza sessuale di gruppo aggravata dalla minore età della ragazza. Ad incastrarlo le testimonianze di chi era nel palazzo abbandonato quella terribile notte. Qualcuno ha raccontato di averlo visto appartarsi con la ragazza in un container.

Prima di lui erano stati interrogati a Roma i senegalesi Mamadou Gara e Brian Manteh (Ibrahim) di 27 e 43 anni e il nigeriano Chima Alinno (Sisko) di 46 anni. Era stato lui a rispondere a chi lo implorava di chiamare l’autoambulanza perché Désirée stava sempre più male: “Meglio che muore lei che noi in galera”. Frase che ha portato gli inquirenti a descriverlo come uomo “dall’indole cinica e malvagia“.

Gli inquirenti continuano intanto ad indagare per rintracciare altre due persone che potrebbero aver partecipato alle violenze. Per ricostruire le ore in cui Désirée era incosciente a causa del mix di droga che i suoi aguzzini le avevano fatto prendere. E per assicurare tutti i responsabili alla giustizia.

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