di Diego Niciano – La maggioranza che sostiene il Governo Letta si è di fatto spaccata ieri al Senato con un voto in ordine sparso sul Decreto Salva Roma. L’emendamento che ha causato la divisone riguarda Acea, per la quale viene confermato il controllo pubblico, mentre è eliminato ogni riferimento a possibili licenziamenti nella partecipata del Comune di Roma.

L’emendamento in questione, per il quale il Governo aveva dato parere negativo, è passato con 142 voti favorevoli, 100 contrari e 17 astenuti. Nello specifico, la nuova versione del Decreto, nel passaggio che riguarda Acea, sottolinea che resta fermo “il controllo pubblico delle società e delle reti ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, primo comma punto 1”. Roma Capitale manterrà, quindi, una quota del 51% della società, mentre l’emendamento votato prevede che sia presentato al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Parlamento un rapporto che “evidenzi le cause della formazione negli anni precedenti del disavanzo di bilancio di parte corrente nonché l’entità e la natura della massa debitoria”.
In riferimento ai ventilati licenziamenti nella multiutility attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi nei business dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente, la nuova versione del Decreto indica semplicemente la necessità di “una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate prevedendo per quelle in perdita il necessario riequilibrio con l’utilizzo degli strumenti legislativi esistenti”.
Un ulteriore emendamento al Decreto Salva Roma, redatto dai senatori Lanzillotta e Ichino e approvato nonostante il voto contrario degli esponenti del Pd, ha inoltre permesso di bloccare il previsto aumento dell’addizionale Irpef del Comune di Roma dall’attuale 0,9% all’1,2%.

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