Leggo che ad uccidere Daniele e Tom sarebbe stata la montagna. La montagna? Lei è lì da sempre, non uccide, non salva, sta. Sta, lì ferma. E’ come un traguardo, è un segno in alto, è un tempo infinito, è un libro da leggere d’un fiato, se hai fiato per leggerlo tutto e non ti accontenti delle prime righe. E’ l’Olimpo dei greci che se stai là in alto sei tra gli dei, sei nella sapienza. E’ paura con il bianco della neve, la nebbia che non si vede e il mondo gira intorno a te e altro è niente. La montagna non uccide, non ci uccide la montagna l’ignoranza sì, quella non ci fa vivere, quell’ignorare come c’è un altro modo di pensare, un altra carta da gioco di un mazzo di carte a noi ignoto. Non giustifico, non esalto, cerco di capire, ci eleviamo al cielo anche nel nostro credere quotidiano.

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.  Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti,
perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore,perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. (Matteo)

Una montagna, un uomo che sale e da lì parla a chi resta giù, la montagna è come un piedistallo, una elevazione per dire al mondo. Beati gli operatori di pace, da lì in alto non c’è guarra tra gli uomini ma sfida alla montagna. Si chiama discorso delle beatitudini, delle cose beate. La montagna non ha ucciso Daniele e Tom, la montagna ha suggerito la bellezza di vivere ciascuno come gli va, ciascuno con il suo talento ed il suo destino. Vedete si può morire in montagna, forse, ma non si vive certamente nel piano nella mediocrità dell’inutile presente.

Il Nanga Pargat sia maledetto, sia maledetto ma lì porteremo il fiore ad un ragazzo che voleva fare una cosa eccezionale, toccare il cielo con un dito per essere vivo. E sia benedetta la sua tomba eccezionale. Per il resto taccio, capisco poco o niente, e si può anche piangere un poco.