Daniele Nardi

“Rifresca” a Latina quando sta per calare il sole, sotto i portici una signora mi chiede: “sai di Daniele, sai lo conosco…”. Fa fresco qui, anche se l’aria si sta già facendo dolce di primavera. Ma lì, lì su dove la terra tocca la Luna, il freddo deve essere altro da qui. Lui è lì da qualche parte, gli farfuglio della guerra, delle difficoltà, ma penso a quanto freddo fa lì sopra, anche se sei uso al freddo, allenato, fa freddo. Poi penso a quando giocavo da bimbo, con i miei amici, in qualche angolo del nostro paese, ci vestivamo da eroi per non aver paura di niente, neanche della nostra fantasia. Eravamo Fantomas, o qualche eroe di quelli della Marvel, tanti piccoli Capitan America, e facevano “correre” auto da demolizione, e le paure erano ombre. Tutto era possibile in questo mondo, tranne di non tornare quando dalla finestra sentivamo i nostri nomi. Siamo di un posto in cui i bambini tornano, tornano sempre, anche sporchi e impauriti di miti che si fanno mostri ma tornano. Il non ritorno è non previsto, non fa parte del gioco di questa vita. Lassù dove le cime pare possano toccare la Luna, da qualche parte sta provando a venire giù, lentamente come fanno gli eroi consumati, passo dopo passo. Rifresca qui a Latina, la signora insiste: allora? La sento partecipe di un nodo e lo sciolgo per come posso credendoci d’anima: da noi non è previsto che i bimbi non tornano e, aggiungo, si è bimbi sempre e senza tempo quando si ha la passione di osare un impossibile che è la possibilità della volontà.

Qui, dal paese da cui vengo tutto è duro, tutto è difficile ma i bimbi tornano a raccontare: sai che cosa ho visto, non ci crederai, ma…