Daniele Nardi
Daniele Nardi

di Redazione – Daniele Nardi ci riprova: il 24 dicembre partirà nuovamente per il Pakistan e tenterà la scalata an Nanga Parbat. La vetta è a 8.126 metri. L’anno scorso l’alpinista setino arrivò a 7.830 metri e poi dovette abdicare. L’esperienza è proibitiva: nessuno ha mai raggiunto la vetta del monte in pieno inverno. Con Daniele Nardi ci sarà ancora una volta Alex Txikon, lo spagnolo Ferran Latorre e il polacco Janusz Golab. Per lui è il quarto tentativo di arrivare in cima a una delle vette più alte d’Europa.

Naturalmente arrivare in cima al Nanga Parbat per la prima volta in inverno, va da sé, sarebbe un’impresa storica dal punto di vista alpinistico – ha commentato Nardi – ci sono anche altre motivazioni che mi spingono a partire. Per me il Nanga Parbat oltre che l’obiettivo alpinistico rappresenta quel messaggio, che in quanto Ambasciatore dei Diritti Umani, mi sta molto a cuore portare avanti”. Dunque l’obiettivo da raggiungere ha anche motivazioni umanitarie. La sensazione è che questa spedizione avrà un eco mediatico ridotto rispetto all’avventura dello scorso anno. “Questa spedizione per me è un ritorno al senso più genuino e autentico dell’alpinismo – spiega Nardi – scalare quella montagna per un sogno intimo con il quale la competizione non ha niente a che fare. Ho scelto di mettere in secondo piano la ricerca tecnica e l’eco mediatico, perché l’essenza dell’alpinismo è questa: vivere una grande avventura scalando una montagna, seguire una passione che nella vita ti spinge a perseverare e a lottare”. Il messaggio è anche un altro: “Per me l’alpinismo diventa utile anche agli altri, alle giovani generazioni, quando acquista un valore simbolico e insegna che allenandosi e facendo sacrifici, le vette possono essere raggiunte, dove con vette si intendono i propri sogni e le proprie speranze”.