Damiano Coletta

Ieri il sindaco di Latina, Damiano Coletta, ha perso una occasione. Non ha capito la palla politica che gli aveva messo tra i piedi il “refuso” della stampa. Poteva presentarsi generosamente davanti alla città e trasformare l’evento in un rilancio, la destra cittadina sta facendo il suo e lavora per “riprendersi” quello che considera suo. Il nodo è che manca la parte sinistra e l’accidente di Latina Bene Comune con relativo miracolo non si ripete in automatico. Lazzaro è risorto, ma comunque dopo “sa morto”. Doveva lanciare una sponda al confronto a sinistra al Partito democratico, del resta alcuni suoi assessori e consiglieri a partire da Silvio Di Francia non nascondono il loro sostegno a Nicola Zingaretti, lo stesso Zingaretti sostenuto per via delle civiche dallo stesso sindaco con la candidatura di Luigi Giannini. Doveva allargare ad un fronte progressista e lo faceva da sindaco avendo come interlocutori gente come il sindaco di Aprilia, Tonino Terra (di area socialista), quello di Bassiano, l’eterno Domenico Guidi, la stessa Paola Villa di Formia e, se è ancora in tempo Giada Gervasi a Sabaudia (anche se lei è più disponibile a sirene moderate che non al progressismo). Sta di fatto che, ancora una volta si è parlato di lui, ancora una volta il limite dell’autoreferenzialità emerge e pesa su una esperienza amministrativa che, se non trova un percorso politico si avvicina più al peronismo argentino che a esperienze europee. Speriamo questo diventi oggetto di confronto, perchè in democrazia debbono competere almeno due attori, altrimenti non ci sono le elezioni ma le “prenotazioni”, e ora a prenotare è solo Claudio Durigon.