Le definiscono, dalla Asl di Latina, “risposte” alle persistenti problematiche di fabbisogno del personale per le quali sono stati originariamente stipulati i contratti al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza.

Ma non sono altro che atti finalizzati a colmare le evidenti, persistenti e quindi irrisolte, lacune nella sanità pontina, complice anche il perdurare della fase di commissariamento e il blocco, oggi parziale del turn over, alimentando la scure del precariato.

Ormai quella che dovrebbe essere un’eccezione è diventata la norma.

I concorsi sono bloccati o procedono a rilento.

Le autorizzazioni ad espletare alcuni concorsi da parte della regione Lazio si arenano,  infatti, con lungaggini burocratiche infinite, nei meandri della Asl di Latina.

Il risultato è che in ogni settore, dall’oncologia alla chirurgia, passando per la medicina trasfusionale, otorinolaringoiatria, ma anche per gli infermieri, i tecnici e il personale sanitario, si procede a suon di proroga.

I contratti in questione, oggetto di una delibera, ultima ma solo in ordine di tempo, pubblicata sul sito della Asl di Latina, sono in scadenza in questo mese, e saranno prorogati di nove mesi, sino al 31 dicembre 2019.

La Asl di Latina sta ponendo grande attenzione a non superare i trentasei mesi di rinnovo che potrebbero riportare alla luce l’annosa questione della trasformazione di un contratto da tempo determinato a tempo indeterminato.

Ma al centro resta quella precarietà a cui i medici, ma anche i tecnici, infermieri e gli operatori socio sanitari della nostra provincia e del Lazio, continuano ad essere sottoposti privati di garanzie per il proprio futuro e di certezze di stabilità che, in tutti i settori in assoluto e in uno delicato e fondamentale per la vita stessa dei cittadini come quello che la sanità rappresenta, dovrebbero essere assicurati.

La notizia della mancata autorizzazione, per vce dello stesso ministro alla sanità Grillo, alla chiusura della fase commissariale nel Lazio non rassicura e non apre certo nuovi spiragli.

Se a questo si aggiunge il fatto che la stabilizzazione del personale precario non aggiunge e toglie nulla in termini di incremento della pianta organica in servizio presso gli ospedali pontini, il pasticciaccio è servito.