Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Esiste una fine alle cose. Il 4 marzo è finito il tempo dei leader si è passati dai fazzoletti di tessuto fine alla carta dei fazzolettini Tempo. Una soffiata di naso e tutto va nella pattumiera, non c’è cura, non c’è memoria, non c’è gusto estetico, carta effimera. Chi sono i parlamentari pontini? Un tempo si rispondeva a memoria, oggi non se ne ha memoria. Semplicemente non sono.

A Roma hanno silurato Claudio Fazzone non votando alla vicepresidenza del consiglio regionale Pino Simeone, è la rivolta verso l’ultima leadership provinciale residuale, la forza del capo diventa il suo dramma. Siamo alla mediocrazia ambizionale, alla irriconoscibilità della politica. I consiglieri comunali di Coletta sono tali collettivamente non ciascuno per la sua personalità. Sono vacche in una notte buia.

E tutto brucia rapidamente: è bruciato Matteo Renzi dal 44% delle europee al 19% di oggi, ma anche Grillo non si vede più per il medioman di Di Maio. Ometti che si sentono Polifemo e Ulisse, è l’astuta idea di bypassare la politica che apparentemente fa risparmiare, in realtà prepara una società bloccata da oligarchie sempre meno amovibili. Craxi era un problema, Di Maio un gioco.