Da Craxi a Di Maio, dal pericolo al gioco

Di Maio

Esiste una fine alle cose. Il 4 marzo è finito il tempo dei leader si è passati dai fazzoletti di tessuto fine alla carta dei fazzolettini Tempo. Una soffiata di naso e tutto va nella pattumiera, non c’è cura, non c’è memoria, non c’è gusto estetico, carta effimera. Chi sono i parlamentari pontini? Un tempo si rispondeva a memoria, oggi non se ne ha memoria. Semplicemente non sono.

A Roma hanno silurato Claudio Fazzone non votando alla vicepresidenza del consiglio regionale Pino Simeone, è la rivolta verso l’ultima leadership provinciale residuale, la forza del capo diventa il suo dramma. Siamo alla mediocrazia ambizionale, alla irriconoscibilità della politica. I consiglieri comunali di Coletta sono tali collettivamente non ciascuno per la sua personalità. Sono vacche in una notte buia.

E tutto brucia rapidamente: è bruciato Matteo Renzi dal 44% delle europee al 19% di oggi, ma anche Grillo non si vede più per il medioman di Di Maio. Ometti che si sentono Polifemo e Ulisse, è l’astuta idea di bypassare la politica che apparentemente fa risparmiare, in realtà prepara una società bloccata da oligarchie sempre meno amovibili. Craxi era un problema, Di Maio un gioco.

SHARE
Direttore di LatinaQuotidiano. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni.