Di Alessandra de Feo – Il nostro appuntamento festivo sta volgendo al termine, abbiamo visto insieme le tradizioni natalizie da sempre conosciute dandoloro freschezza con l’aggiunta di qualche curiosità ritrovata nel cassetto.  Mi sembrava allora carino lasciarvi con una nota golosa attraverso un viaggio di fantasia tra le prelibatezze dolciarie dellevarie regioni d’Italia e perché no, sconfinando un po’, anche dei paesi europei.

Le altre regioni non me ne vogliano ma inizierei da un dolce della tradizione laziale, il PANGIALLO.

Il nome viene dal colore caratteristico della glassa esterna il cui ingrediente principale è appunto lo zafferano e le cui origini risalgono all’antica Roma, dove era usanza distribuire dolci dorati durante la festa del solstizio d’inverno per favorire la venuta del sole. L’oro infatti, come abbiamo già visto, era da sempre considerato il colore propiziatorio di benessere.

Spostandoci verso la Campania troviamo gli STRUFFOLI, un dolce che si mangia solamente nel periodo natalizio, formato dapalline di pasta dolce fritta legate tra loro con miele. Il loro nomeha diverse radici: le più remote risalgono all’antica Grecia, dove “STRONGOULOS” significa “arrotondato”. Altri ritengono che il nome “struffolo” derivi dal verbo “strofinare”: sia la pasta sul tagliere per formare le palline sia solleticare la gola per la bontà di questa specialità.

Questa prelibatezza si ritrova sia nelle Marche che in Umbria con il nome di CICERCHIATA, in quanto la forma di queste palline ricordava le cicerchie (legumi molto duri).

Sempre in Umbria troviamo il PANPEPATO, le cui origini risalgono al Medioevo. E ’un dolce natalizio molto singolare dove, oltre ai classici ingredienti comuni a diverse preparazioni di questo periodo (frutta secca e candita, mandorle, cioccolato..), si trova anche il pepe nero macinato che aggiunge una nota piccante e speziata all’impasto. Pare che ad inventare questo cibo assai energetico e nutriente sia stata una suora, Suor Berta, preoccupata delle precarie condizioni di salute dei Senesi durante l’assedio della città da parte delle milizie fiorentine. Usanza vuole che si tenga una forma di Panpepato fino a Pasqua, a dimostrare che l’impasto fosse stato creato appunto per mantenersi a lungo durante l’assedio.

La Puglia ci regala le CARTELLATE, dal profumo di anice, mosto cotto e cannella. Secondo la tradizione, la classica forma arrotolata delle strisce di sfoglia di questo dolce ricorda le fasce in cui era avvolto Gesù Bambino nella mangiatoia.

I FICHI calabresi per Natale vengono farciti con mandorle e noci e sistemati a gruppi di 4 a formare una Croce, a simboleggiare la religiosità della festa.

In Piemonte troviamo le radici d’Oltralpe nel TRONCHETTO DI NATALE, o secondo i cugini francesi “LA BÛCHE DE NOËL. E’ un dolce molto calorico a base di cioccolato, burro, crema di marroni, brandy e uova, che ricorda appunto nella forma il ciocco di legno che si metteva nel camino la Vigilia di Natale. Questa usanza risale addirittura al XII sec. ed era molto diffusa in diversi paesi dell’Europa del Nord e Centrale. Il capofamiglia la sera della Vigilia gettava nel camino un grande tronco di legno che veniva fatto ardere ogni sera fino all’Epifania. Alla fine delle festività, i resti del ceppo venivano raccolti e conservati in quanto gli si attribuivano poteri magici e beneauguranti.

Trovandoci già, con un salto immaginario, nei paesi del Nord Europa va ricordato allora il CHRISTMAS PUDDING anglosassone. La preparazione di questo dolce natalizio, densa di significati, inizia a novembre, utilizzando 13 ingredienti a simboleggiare Cristo e i 12 discepoli. Ogni componente della famiglia dovrebbe mescolare l’impasto con un cucchiaio di legno con movimenti da est a ovest, per ricordare il viaggio dei Re Magi verso Betlemme ed è usanza mettere dentro il composto del dolce una monetina, avvolta nella carta d’alluminio, per buona sorte infine di chi la troverà.