colpi di piccozza
L'avvocato Angelo Palmieri

Cristian Canò è libero. Dopo aver scontato una condanna a 7 anni e mezzo di carcere per aver ucciso il padre sul lungomare di Latina al culmine di una lite è arrivata la diminuzione della pena. I suoi legali, Angelo ed Oreste Palmieri, avevano presentato l’ennesima domanda per ridurre la condanna di questo ragazzo che ha sempre avuto al suo fianco la madre, ma anche i suoi compagni di scuola e i suoi insegnanti.

Poco fa ha ottenuto la riduzione di 90 giorni della condanna per buona condotta. Nel giugno del 2018 era stato affidato ai servizi sociali e mentre continuava a studiare per laurearsi stava già lavorando in un bar, anche di notte, grazie alle concessioni dei giudici.

Oggi è d nuovo un uomo libero. È stato arrestato che era soltanto un ragazzo, ora ormai cresciuto potrà ricominciare a credere nel futuro. La sua pena sarebbe finita con esattezza il 16 aprile 2019, ma ricorderà per sempre la data di oggi, quella del 7 febbraio. Immediatamente ha chiamato i suoi difensori per ringraziarli per tutto quello che in questi anni hanno fatto per lui e per sua madre.

Una storia drammatica quella di Cristian. Il 21 dicembre 2012 padre e figlio avevano deciso di incontrarsi al lido di Latina per prendere un caffè, ma una volta in spiaggia era scoppiata una violenta lite. Il padre, Gennaro, avrebbe offeso la madre del ragazzo dalla quale si era da tempo separato. Il giovane aveva risposto alzando la voce e il padre lo avrebbe schiaffeggiato: a quel punto Cristian, da poco maggiorenne, avrebbe raccolto una tavola di legno trovata sull’arenile e avrebbe colpito il genitore alla testa per quattro volte. Poi sarebbe fuggito, ma una volta a casa aveva raccontato tutto alla madre. Intanto Gennaro era stato notato da alcuni passanti, i quali avevano dato l’allarme. L’uomo era stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dove era stato sottoposto ad intervento chirurgico. Qualche ora dopo, tuttavia, Gennaro è deceduto. Le indagini avevano permesso velocemente alle forze dell’ordine di identificare il 18enne il quale, contestualmente, era andato in questura assieme alla madre per costituirsi. Soltanto in quel momento avrebbe appreso della morte del padre e che l’accusa a suo carico era diventata di omicidio volontario.

Cristian Canò era stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, mentre il pubblico ministero Giuseppe Miliano ne aveva chiesti 24. Al giovane vennero quasi subito concessi gli arresti domiciliari. I due difensori del giovane, Angelo e Oreste Palmieri, avevano quindi presentato ricorso in Appello ottenendo la riduzione della condanna a 8 anni, puntando sulla legittima difesa. La Suprema corte di cassazione gli aveva inflitto infine una pena di 7 anni e mezzo di reclusione. La condanna, divenuta definitiva, portò all’arresto di Canò proprio mentre si apprestava a dare il secondo esame all’Università di Latina.