mercoledì 28 Settembre 2022

Credito, Confartigianato: le sofferenze sui finanziamentii penalizzano le piccole attività

Secondo uno studio della Confartigianato, nel 2015 la crescita delle sofferenze pressoché interamente (91,8%) è concentrata negli affidi superiori a 500.000 euro. Di fatto si evidenzia come i finanziamenti a rischio non sono quelli dati alle piccole imprese (affidamenti minimi) ma quelli considerevoli del segmento imprenditoriale ben strutturato in dimensioni e pseudo-garanzie. Questo rischia di penalizzare tutto il rapporto credito-imprese e, a farne le spese, rischiano le piccole attività imprenditoriali, commerciali e artigianali.

Secondo la nota della Confartigianato a giugno 2015 a fronte di crediti bancari ad imprese e famiglie per 1.532,4 miliardi di euro, si registrano crediti deteriorati per 348,9 miliardi, pari al 22,8% del credito totale, e tra questi le sofferenze raggiungono i 204,6 miliardi, pari al 13,4% dei crediti; il tasso di copertura delle sofferenze – dato dall’ammontare delle rettifiche di valore in rapporto alla corrispondente esposizione lorda – è del 58,7%.

La comparazione europea proposta nel Fiscal Sustainability Report 2015 pubblicato lo scorso 18 gennaio evidenzia che nel 2014 la quota di prestiti deteriorati (che considera un classificazione armonizzata dei Non-performing loans, NPL) in Italia è del 15,8%, superiore al 6,9% della Spagna, al 3,6% della Francia, e al 2,5% della Germania. Nell’ultimo anno la crescita della quota di NPL è di 2,9 punti, superiore all’aumento di 0,7 punti in Germania mentre in Francia e Spagna la quota di NPL è scesa di 1 punto. Secondo il report della Commissione europea per l’Italia la quota di crediti inesigibili nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine mentre non appaiono significativi rischi di stress fiscale di breve periodo, sebbene alcune variabili – tra cui la quota e la dinamica dei NPL punta a possibili sfide di breve termine.

Sulla base dei dati per classe di grandezza della sofferenza del Bollettino statistico di Banca d’Italia pubblicato venerdì scorso si osserva che al III trimestre 2015 il 70,3% delle sofferenze nette – al lordo delle svalutazioni e al netto dei passaggi a perdita eventualmente effettuati – si concentra sopra i 500.000 euro, e si riferisce al 4,7% degli affidati, con un valore medio di 2,2 milioni di euro, maggiormente compatibile con il taglio del finanziamento di medie e grandi imprese. Sotto tale soglia troviamo il 95,3% degli affidati in sofferenza che rappresentano solo il 29,7% dell’importo, con un valore medio di 46mila euro. Nell’ultimo anno la crescita delle sofferenze è pressoché interamente (91,8%) concentrata negli importi superiori a 500.000 euro.

Anche il tasso di decadimento dei finanziamenti per cassa al III trimestre 2015 – rapporto tra il credito dei soggetti entrati in sofferenza nel trimestre e il totale del credito non in sofferenza – tende a crescere all’aumentare della dimensione del finanziamento bancario.

Considerando i prestiti al totale delle imprese, al III trimestre 2015 l’incidenza delle sofferenze è pari al 16,8%; una maggiore incidenza, pari al 27,6%, nelle Costruzioni, segue con il 16,4% il Manifatturiero e con il 13,9% il comparto dei Servizi ad altri.

Il peso delle sofferenze è più elevato nel Mezzogiorno, arrivando al massimo del 24,3% nelle Isole, seguito dal 22,9% del Sud; per il Centro si scende al 20,2% per il Nord Est al 14,6% e nel Nord Ovest al minimo del 13,3%.

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