Metti una serata al cinema tra amici uniti da una passione comune per la politica e radici condivise che affondavano, e affondano inesorabilmente, nel socialismo.

Metti che il momento di condivisione si trova nella scelta di andare, insieme, a vedere quello che poteva essere uno dei tanti film e che invece si è rivelato uno spunto di riflessione, realistico, e a tratti amaro sulla triste fine che l’Italia, solo a pronunciare questo nome ho un sussulto d’orgoglio, che fu.

Hammamet si è rivelato non un film biografico, non un pasticciaccio cinematografico, ma una finestra aperta sulle tante, troppe, possibilità che il nostro Paese ha perso dopo la grandezza che aveva toccato grazie all’azione di quello che, senza paura di essere smentito, è stato l’ultimo grande statista italiano.

Bettino Craxi è stato l’ultimo politico ad aver fatto dell’Italia un interlocutore concreto, non prono, e competitivo sul panorama politico internazionale.

E’ stato l’ultimo vero “animale politico”, che con i suoi limiti e difetti, ha rappresentato una classe dirigente dirompente sul piano progettuale, impavida su quello dell’azione, esuberante per la capacità di proporre ed attuare una politica che ha fatto dell’agire e dell’autonomia la propria grandezza.

A venti anni dalla sua scomparsa la politica e l’Italia sono ridotti ad un rudere senza voce, senza una classe dirigente capace di imprimere una svolta ad un paese in declino, senza una scuola di pensiero da seguire, senza persone capaci di interessarsi ai problemi reali dei cittadini piuttosto che alla propria propaganda personale.

Hammamet non è solo un film è un momento di riflessione sulle occasioni perse di un’ Italia che non aveva paura di pensarsi grande e di rimboccarsi le maniche per diventarlo.

Craxi è stata una figura unica sul panorama della politica italiana che ha suscitato e suscita come il film che ne racconta un pezzo di vita e, come dimostrano i commenti che seguono, pareri discordanti ma mai indifferenti.

“Non ci si attendeva un film storico-politico, ma un romanzo umano e – commenta Francesco Maria – per certi versi intimista, in grado di accendere i riflettori su un tratto di strada, l’ultimo, della tragedia e dell’isolamento di un uomo non ordinario, su cui si é abbattuta una grande e grave ingiustizia. Craxi era tecnicamente un rifugiato politico, non un latitante. Se complessivamente questa era l’aspettativa del lavoro di Amelio, e per me lo era, il film é riuscito a soddisfare onorevolmente le previsioni. Non si può mica pensare di consegnare a due ore di narrazione cinematografica il compito di rimettere a posto i conti con la storia politica Italiana”.

“E’ la prima volta che si dice senza timore ad un pubblico vastissimo, in maniera incontrovertibile, che  si è trattato di giustizia politica, di falsa rivoluzione e che i finanziamenti illegali eterodiretti e ben più gravi perché ricevuti da una potenza straniera nemica del patto atlantico cui aderiva l’Italia e che hanno riguardato il PCI non sono stati fatti oggetto, non solo di accertamenti giudiziari, ma nemmeno di censura morale e politica. Mi ha rallegrato – interviene Roberto – la presenza in sala di generazioni che al tempo dei fatti non erano neppure nate. Su di loro, infatti, confido per ristabilire la verità. A breve i tempi saranno finalmente maturi per poter riscrivere la Storia dei Vinti, ma che sono i veri vincitori. Mutuando il termine da un grande cronista che ci ha lasciato in queste ore. Anche lui non tenero con Craxi, ma ravvedutosi poi, come solo le grandi intelligenze sono obbligate a fare”.

“Interessante certamente rappresentare il lato umano, però, credo – spiega Katia – che senza il lato politico appunto, il film si sia presentato un po’ sbilanciato, tanto da trasmettermi con forza il tormento per l’ingiustizia vissuta, l’impossibilità di difendersi, l’accanimento…tanto da lasciare che morisse senza cure…tutto questo è stato angosciante per la mia sensibilità. Vale la pena vederlo, perché dietro un politico c’è l’uomo con i suoi sentimenti”.