Una forografia tutt’altro che incoraggiante quella che riguarda la diffusione del Coronavirus in Italia. I dati parlano chiaro. I contagi sono in crescita nonostante le misure restrittive in atto. La pressione sulle terapie intensive e sugli ospedali è tornata ad aumentare.

La campagna di vaccinazione contro il Covid 19 è solo nella fase iniziale e i primi risultati si vedranno, in termini di immunizzazione, solo tra qualche mese.

In queste ore, sulla base dei dati raccolti in merito all’andamento della curva epidemilogica il Governo deciderà quali regioni saranno inserite in zona rossa, arancione o gialla.

”Concordo pienamente con quanto dichiara il fisico Giorgio Sestili, dobbiamo correre nelle vaccinazioni più della variante e occorre mantenere un estremo rigore – spiega l’assessore alla sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato – anche aldilà dei colori. Questo significa che, se anche una Regione dovesse in questa fase rimanere in zona ‘gialla’, non significa assolutamente abbassare la guardia, anzi devono aumentare i livelli di attenzione poiché le minori restrizioni rischiano di far impennare improvvisamente la curva”.

Intanto la bozza del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del Ministero della Salute sottolinea come nel periodo 15-28 dicembre, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,03 (range 0,98 – 1,13) in aumento da quattro settimane e per la prima volta, dopo sei settimane, sopra uno.

“Il tema dei colori non è una classifica, noi – conclude D’Amato – ci affidiamo alle valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), ma semplicemente una lettura dell’andamento della curva. La questione fondamentale è in questo momento avere più dosi di vaccino a disposizione. Dobbiamo correre”.

Nell’ultima settimana è stato rilevato un peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese.

“L’incidenza a 14 giorni torna a crescere dopo alcune settimane di decrescita, aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali e questo si traduce in un aumento generale del rischio. Tre regioni hanno un Rt puntuale significativamente maggiore di 1 (Calabria, Emilia Romagna e Lombardia), altre 6 lo superano nel valore medio (Liguria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta), altre 4 hanno un valore uguale (Puglia) o che lo sfiora (Lazio, Piemonte, Veneto). Una regione (Veneto) mostra un tasso di incidenza particolarmente elevato, rispetto al contesto nazionale”.