scuole Sabaudia

Riaprire o non riaprire le scuole, questo il problema, almeno per quanto riguarda le scelte che il Governo dovrà attuare nei prossimi giorni.

Se il ministro Azzolina continua a premere affinchè gli studenti tornino in classe al più presto.

Se il presidente Conte assicura che si sta valutando l’ipotesi, a frenare sono le Regioni ed in particolar modo il Lazio dove si è scelto di ricorrere alla didattica a distanza alle superiori soprattutto per evitare che i contagi potessero crescere non tanto all’interno delle classi quanto sui mezzi pubblici o che potessereo essere, come accaduto, “importati” dall’esterno nuovi positivi creando pericolosi focolai.

Ovvio è che per i ragazzi frequentare la scuola in presenza significa, nonostante le tante restrizioni attuali in atto, anche socializzare e crescere come persone oltre che sotto il profilo socio culturale e che la didattica a distanza crea come sottolineato da diversi studi un isolamento non naturale per i giovani le cui ripercussioni potrebbero essere molto più pesanti di quanto prospettato inizialmente.

Ma è anche vero che pensare di aprire a due settimane dal Natale, quando comunque si allenterà un pò la morsa delle restrizioni, curva epidemiologica permettendo, potrebbe essere un azzardo.

Il nodo resta, proprio nel Lazio, quello di trasporti pubblici ancora inadeguati ad assicurare ai ragazzi di evitare quegli assembramenti a cui si è assistito nei mesi scorsi e che, di fatto, hanno inciso in modo preponderante sulle scelte assunte.

Il problema principale è che la ripartura delle scuole comporta di necessità la definizione di scelte organizzative, per evitare occasioni di assembramento, pericolo e contagio, che non possono essere tirate fuori dal cilindro e messe in atto ma devono essere attentamente programmate.

Cosa che sinora, così come nel periodo di relativa calma estiva rispetto alla diffusione del virus, nessuno ha fatto e che ora risulta difficile attuare in corsa.

Per sapere cosa ne sarà della scuola si dovrà attendere la prossima settimana.

Oggi quello che sappiamo con certezza è che la formazione e sicurezza dei ragazzi non è, nonostante tante belle parole, la priorità. Altrimenti, piuttosto che sui banchi a rotelle, si sarebbe investito sui trasporti, sulla organizzazione di spazi e sul diritto allo studio in presenza che significa crescita responsabile e collettiva.