Corden Pharma

Per la Femca Cisl la responsabile della crisi della Corden Pharma è la Bristol Myers Squibb. Per questo il sindacato ha organizzato un presidio davanti allo stabilimenti di Anagni. 

“È la principale artefice di questa catastrofe sociale perché si era impegnata a garantire, e magari incrementare, i volume produttivi previsti, cosa che non sta accadendo, ed abbassando anche i prezzi che per Corden Pharma stanno diventando insostenibili. Tutto ciò ha fatto entrare terribilmente in fibrillazione l’intero sistema produttivo aziendale fino all’apertura del concordato preventivo fallimentare”, dicono dal sindacato.

“Siamo dentro una trattativa tutta in salita – ha dichiarato il Segretario Generale della Femca Cisl Elisa Bandini – noi come organizzazione intendiamo dare una risposta a chi c’era prima ma soprattutto vogliamo intavolare una trattativa a tutto campo affinché ci siano le risposte dovute ai lavoratori che ci sono adesso e dunque è fondamentale mettere in piedi un accordo che dia sostanza a quello che dovrà essere l’omologa di un concordato”.

Ma i lavoratori non sono uniti, questo l’allarme del sindacato: “Purtroppo dobbiamo registrare, anche al nostro interno, una serie di posizioni diverse che non lasciano intravedere nulla di buono. Nelle assemble che stiamo tenendo, registriamo una serie di posizioni, a nostro dire sterili, per uno sciopero che non si capisce bene quale obiettivo dovrebbe perseguire. Attualmente l’azienda ha fatto sapere che nelle prossime ore ci invierà una PEC dove disdetterà tutti gli accordi economici di secondo livello; lasciare mano libera all’azienda senza fare una trattativa significherebbe perdere definitivamente tutto quello che si è costruito in anni e anni di lavoro sindacale compresa la quattordicesima che invece potrebbe avere un congelamento per essere eventualmente reintrodotta nei prossimi mesi in quanto riteniamo ci possano essere possibilità di ripresa. Se questo non avverrà e si lascerà mano libera all’azienda, significherà non mettere le mani sul primo anno di cassa integrazione, non fare un accordo inerente la procedura di mobilità per coloro che volontariamente vogliono lasciare l’azienda o che hanno la possibilità di agganciarsi alla pensione, anche prevedendo un eventuale incentivo. Inoltre, non fare la trattiva significherebbe non sottoscrivere un accordo per le terzializzazioni e anche qui l’azienda potrebbe aprire autonomamente un articolo 47 per esternalizzare alcune attività. Noi lavoreremo per stare al tavolo e fare un accordo gradualmente utilizzando tutti gli strumenti per fare una trattativa e soprattutto dare forza al tavolo”.

L’obiettivo del sindacato, dice il suo segretario, è fare accordi, e non focalizzarsi sullo sciopero.

“Rispediamo al mittente posizioni populiste, che da sempre appartengono a certe sigle sindacali, o eventuali proposte di scioperi che non portano ad obiettivi sicuri, invece per ora rispondiamo con un presidio davanti alla Bristol Myers Squibb che deve dare risposte certe a quei lavoratori che ha abbandonato ormai diversi anni fa e si era impegnata a sostenere con un fatturato importane che oggi non ce più. Nei prossimi giorni – conclude Elisa Bandini – daremo le appropriate risposte all’azienda se dovesse venir meno il tavolo  negoziale”.

Il prossimo confronto tra azienda, lavoratori e sindacati è fissato al 10 dicembre.