contenimento cinghiali

Aveva fatto discutere, dividendo gli stessi ambientalisti, il fenomeno della massiccia presenza di cinghiali nel Lazio.

Un’incredibile proliferazione che, ad ottobre 2018, spinse diverse amministrazioni a trovare delle soluzioni idonee. Ad affrontare il problema soprattutto gli enti membri del parco naturale dei Monti Aurunci, tra cui Campodimele e Formia.

Il sindaco Paola Villa era ricorso all’utilizzo di cani addestrati, al fine di allontanare gli animali avvistati dalla popolazione nel quartiere di Scacciagalline e nella zona di Sant’Antonio, a Monte di Mola.

Questa mattina la giunta regionale dà una svolta alla situazione, autorizzando la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che coinvolga Federparchi, Coldiretti e Legambiente.

Grazie a tale accordo verranno stanziati annualmente 100 mila euro per attuare un piano di contenimento, che assicuri la conservazione delle specie e limiti i danni alla biodiversità e alle imprese agricole.

Entro 60 giorni dalla firma del protocollo, sarà compito della Regione Lazio definire con le Asl gli aspetti sanitari.

Le azioni da compiere sono: l’intensificazione delle attività di verifica su tutto il territorio regionale, la creazione di un sistema unico di raccolta dei dati geo-referenziati nelle aree protette, la realizzazione di un programma di formazione e aggiornamento degli agricoltori, nonché di una campagna di comunicazione sulle modalità di accesso agli strumenti di prevenzione.

I cinghiali potranno essere: destinati alla cessione diretta o all’allevamento, se macellati o abbattuti, conferiti presso un centro di lavorazione della selvaggina o come carcasse, per uso privato domestico con divieto di commercializzazione, al personale coinvolto nelle operazioni di abbattimento, donati ad associazioni e altri organismi senza fine di lucro.