Chiamiamola fortuna quello che, in gergo, sarebbe definito il “fattore C”.

Perchè nel momento in cui di vaccini non vi è ancora l’ombra, in cui il Covid 19 continua a far impazzire curve e monitoraggi sorprendendo con nuovi colpi di scena, ricadute e contagi, l’unica certezza della cosiddetta Fase 2 è questa.

E non o ha nascosto neanche il premier Conte che ieri, in una conferenza stampa che sembrava più n atto dovuto per rompere il silenzio che una comunicazione diretta a chiarire qualche punto oscuro, ha infarcito qualche timido segnale di riapertura con lunghi intervalli in cui metteva le mani avanti a suon di “l’Italia è chiamata al momento più difficile”, “non molliamo adesso”, “abbiamo calcolato i rischi” e così via.

Quello che ieri abbiamo capito con chiarezza è che, nonostante pool di esperti, tecnici, studiosi oggi l’unico modo per evitare nuovi contagi è restare a casa, evitare i contatti, gli assembramenti.

Insomma, fare quanto fatto sinora. Ma il Governo a quasi due mesi dall’inizio del lockdown, chiuso tra i poteri forti, schiacciato dalla pressione esterna, qualcosa doveva pur dirlo.

Peccato che lo abbia fatto con il metodo del gambero. Ci ha detto, ad esempio, che in chiesa non possiamo andare ma che in fabbrica mantenendo le distanze e indossando i presidi di sicurezza si.

Che differenza c’è però non si è compreso. Ci ha detto che possiamo andare a trovare i parenti ma non fermarci a cena.

Ci ha spiegato che potremo muoverci da Latina a Roma ma non da Latina a Caserta.

Il tutto senza chiarire come, rimettendo in circolo tante persone, per motivi diversi si intende assicurare la sicurezza, il controllo, evitare il dilagare dei furbetti.

Intanto ci sono dodici milioni di italiani in attesa di cassa integrazione, aziende e partite Iva che aspettano i 600 euro, imprese che rischiano la chiusura e famiglie che, senza aver diritto a nessuna forma di sussidio, cominciano a stentare a sopravvivere.

D questo Conte chiede scusa ma non dice come intende recuperare terreno. Nessuno pensa sia semplice gestire quanto sta accadendo, nessuno vuole alzare il vento della polemica sul piano politico.

Perchè questo è il tempo di tornare a vivere e, purtroppo, nessuno ci ha detto ancora come e quando. Tempo e spazio non sono categorie da sottovalutare ma da gestire.

Perchè in questo tempo e in questo spazio si sta morendo di Covid 19, di inerzia, di mancanza di scelte e coraggio.

Restiamo impantanati al momento nella Fase 1 con la speranza che dal 4 al 18 maggio il numero dei positivi non salga di nuovo in modo esponenziale e che non si regredisca alla fase 0.

Come? Affidandoci al “fattore C”.