di Redazione – E’ durato oltre 14 ore la riunione del Consiglio comunale convocato dal sindaco per verificare la sua maggioranza. Ma per Di Giorgi sicuramente ne è valsa la pena. Al termine di una seduta fiume, a mezzanotte, i sì sono 21. Il PD con i suoi 10 consiglieri si è espresso contro. E c’è un astenuto: Fabio Cirilli.

“La scelta venire in Aula è stata una scelta giusta – ha detto Di Giorgi -, perché 26 persone che intervengono in Consiglio era da tanto che non si vedeva, a dimostrazione che c’era voglia e volontà di confrontarci e capire”. Infatti dopo il discorso del sindaco sono stati molti gli interventi dei consiglieri comunali che si sono dilungati facendo durare la riunione fino alle nove quando il primo cittadino ha ripreso la parola.

Di Giorgi chiarisce che non è mai andato in vacanza dopo l’annuncio delle sue dimissioni perché ha continuato ad occuparsi della città e di vari problemi come quello dell’alta diagnostica, degli allagamenti a seguito dei temporali di inizio novembre, della sanità.

Il primo cittadino poi ha passato in rassegna le problematiche della sua maggioranza che l’hanno portato all’idea delle dimissioni. “Ogni volta che c’era una votazione – ha raccontato – dovevo inseguire i singoli consiglieri per pregarli di venire in Aula e di assumersi le proprie responsabilità”.

“Io sono venuto in Aula – ha ripetuto più volte Di Giorgi – per capire se quel dover governare che ci hanno dato gli elettori nel 2011 c’è ancora da parte di chi ha sostenuto la mia candidatura tre anni fa”. “Questo è il tempo del coraggio di capire se c’è questa volontà di assumersi la responsabilità e di portare a compimento la consiliatura con la presenza in Aula e nelle Commissioni e con spirito costruttivo”.

Di Giorgi poi spiega che la maggioranza che si paleserà in questo Consiglio dovrà essere la stessa che venerdì 28 voterà poi l’assestamento di bilancio, altrimenti i consiglieri che avranno dato la loro fiducia e non voteranno venerdì dovranno assumersi personalmente la responsabilità davanti alla città di non mantenere la propria parola.