consiglio comunale LBC

Peccato ci sia poco pubblico, il consiglio comunale di Latina è uno spettacolo. Ci sono pure quelli che, come al cinema, ti dicono di “non commentare”, che “disturbi” ma la bellezza del cinema, come del consiglio comunale è il commento. La mia cronaca sarà disordinata, non ragionevole, irrazionale, non filologica. A vanvera, come la si legge dal vivo. C’è Dario Bellini, capogruppo di Latina bene comune, che si “ossessiona di aritmetica” e autoconta i suoi: siamo 17, anzi no, aspetta, mo arriva… siamo 18 e sottolinea che la Campagna, Valeria, sua vicecapogruppo ha fatto un esame. Chissà perché tutte queste giustificazioni e questa mania dei conti.

“Noi- tuona e se la prende con Giovanna Miele che reputa nervosa – siamo solidi”. E la seconda convocazione? Dettagli. Ma come ieri stavano tutti male? Una pandemia li aveva presi, ma ecco la spiegazione: “L’erba -avete notato dice il consigliere Loretta Isotton – cresce in fretta, rigogliosa, perchè non usiamo diserbanti”. Non scherzo e dico il vero, poi dice che così i cani non si ammalano. La Miele, fuoricampo: “ma fa male ai consiglieri visto che irti non c’erano”. Boh, sarà questione di cicoria ripassata in padella. Bellini sottolinea: noi non ci siamo comprati la discarica. E riecco la Miele, informissima: ma era nostra… Che bello, che vivo. Il consigliere Fabio D’Achille nato assemblearista, comunista e rivoluzionario, si allontana dal portatile con lo sguardo e chiede silenzio al pubblico (non pagante, va detto, ma lo spettacolo vale il biglietto), si nasce rivoluzionari si finisce col “fidarsi” della burocrazia.  Bellini è tutto un “richiamo ai nostri uffici” che sono gli stessi di: Di Giorgi, Zaccheo, Finestra, Redi, Corona… La rivoluzione di Lbc è finita sotto la dittatura dei funzionari del comune, tanto valeva lasciarci un commissario.

Ma questo è… a la discarica dimenticavo: Bellini ribadisce: non comperiamo discariche e cita il Sole 24 ore che, pero spiega, non è il suo giornale (ce ne facciamo una ragione) che parla di, e si capisce da solo. La Miele fa come a La 7, Mario Giordano, e ripete: ma era la nostra, ma era la nostra.

Viva dio un poco di vita, almeno si litiga, ci si accapiglia. E Bellini? Conta, non gli par vero di averno 18. Pare Francesco Guccini che conta le anatre: “Cinque anatre volano a sud:
molto prima del tempo l’inverno è arrivato. Cinque anatre in volo vedrai contro il sole velato, contro il sole velato…

Nessun rumore sulla taiga, solo un lampo un istante ed un morso crudele: quattro anatre in volo vedrai ed una preda cadere ed una preda cadere…

Cinque anatre andavano a sud: forse una soltanto vedremo arrivare,
ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare, che bisognava volare,
che bisognava volare, che bisognava volare…