di Lucio Fava del Piano – La crisi economica degli ultimi anni ha fatto danni “commiserabili solo con quelli di una guerra”. L’analisi di Confindustria non lascia spazio a interpretazioni e fraintendimenti, la recessione ha inciso sul tessuto sociale ed economico del Paese in misura devastante, come molti non hanno percepito e forse continuano a non percepire.
Recessione che, avverte il Centro Studi di Viale dell’Astronomia, “è finita”, ma “i suoi effetti no”. In altre parole, l’economia sta ricominciando lentamente, timidamente a rimettersi in moto, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che gli effetti si trasferiscano alla cosiddetta economia reale, si diffondano tra fasce di popolazione ampie e siano visibili. E dunque parlare di ripresa è ancora “per molti versi improprio”.
Nel dettaglio, Confindustria stima che “le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati a 4,8 milioni”. Dall’inizio della crisi (fine 2007) si sono persi 1 milione e 810 mila unità di lavoro equivalenti a tempo pieno. L’occupazione è rimasta ferma nella seconda metà del 2013, ma almeno c’è l’aspettativa che riparta dal 2014.
Sul fronte del reddito disponibile, “le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media l’anno”. Complessivamente, dal 2007 l’Italia ha perso più del 12% del potenziale pre-crisi, mandando in fumo oltre 200 miliardi di reddito.
Una situazione che avrebbe bisogno di “misure incisive”, ma gli industriali non sembrano ravvisarne nella legge di Stabilità, in via di approvazione alle Camere e il cui impatto sulla crescita viene stimato come “molto piccolo”, nell’ordine di 0,1/0,2 punti percentuali di Pil. Decisamente troppo poco, secondo Confidustria, per sperare di incidere su una situazione che “mette a rischio la tenuta sociale” del Paese.





