Salvatore Di Cecca Confcommercio
Il nuovo direttore Confcommercio Lazio, Salvatore Di Cecca

Doppio riconoscimento per Salvatore Di Cecca. Già direttore generale di Confcommercio Lazio Sud, è stato eletto anche direttore regionale di Confcommercio Lazio. Una nomina certamente di rilievo, dettata dalla sua capacità di organizzazione e coordinamento delle attività imprenditoriali all’interno della provincia di Latina. Competenze che hanno contribuito e che contribuiranno a far crescere lo spirito associativo e la presenza sul territorio.

Ha appena ricevuto un nuovo importante incarico. Se l’aspettava?

Era un po’nell’aria. Però avere questa ulteriore responsabilità mi lusinga, perché rappresenta il coronamento di un lavoro svolto, apprezzato a livello regionale. Ringrazio in primis il presidente della Confcommercio Lazio, Giovanni Acampora, per la proposta e gli altri componenti del direttivo che mi hanno dato fiducia.

Quali saranno, quindi, i prossimi obiettivi, in vista soprattutto di un’esperienza ultra ventennale in Confcommercio?

Di riportare su tutti i territori della Regione Lazio, anche su Roma, Rieti e Viterbo, quanto fatto per Latina e Frosinone dal 2015. Abbiamo sempre garantito vicinanza alle imprese, dialogando con loro e uscendo fuori dagli uffici. Il mio ruolo sarà più propositivo e cercherà di creare nuove sinergie.

Le imprese oggi come possono riuscire a stare al passo con le innovazioni della rete e con le mutate abitudini dei clienti?

Puntando alla qualità dell’offerta e ascoltando le esigenze del consumatore. C’è bisogno sia di rinnovarsi e sia di selezionare meglio i prodotti. Non si deve trascurare il rapporto con altri mercati, evitando di fermarsi a quello tradizionale. Quest’ultimo sta ormai scomparendo e se si mette al primo posto la qualità si traggono enormi vantaggi. Ne sono esempio tutte le attività imprenditoriali che, proprio scegliendo degli standard elevati, sono riusciti a superare il periodo di crisi.

Anche sostenendo le piccole e medie imprese?

Assolutamente. Le piccole e medie imprese del settore commerciale e manifatturiero rappresentano oltre il 90% dell’esponenziale. Ed è quello il mercato che dobbiamo sostenere. Guardare sì alle grandi industrie, ma non dimenticare mai il turismo, l’artigianato, il terziario avanzato.