mercoledì 28 Settembre 2022

Compressa express: ricette false per l’ossicodone, tutti condannati

Sono stati tutti condannati gli imputati nel processo Compressa Express. Fu il Nas di Latina nell’aprile del 2020 a sgominare il gruppo di Fondi che provvedeva ad ottenere ricette false per l’ossicodone, un farmaco oppioide semisintetico, simile alla morfina.

Il giudice del tribunale di Latina, Giorgia Castriota, ha letto la sentenza nel primo pomeriggio e condannato Fabio Bartolomei, Claudio Grossi e Luigi Faticato a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Pena di 3 anni e 4 mesi, invece, per Tiziano Di Nola, Damiano Nocella, Alessandro Matteoli e Alessandra De Santis.

Il pubblico ministero Valentina Giammaria aveva chiesto condanne più severe: per Bartolomei 7 anni, 9 mesi e 10 giorni, così come per Faticato e Grossi, 4 anni per Alessandra De Santis 4 anni,  e 7 anni per Di Nola e Nocella.

L’inchiesta “Compressa express” era stata avviata dai carabinieri del Nas di Latina, guidati dal comandante Felice Egidio, nel 2009, e coordinata dal procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e dal sostituto procuratore Valentina Giammaria.

Tutto era iniziato da alcune verifiche sulla vendita di medicinali in alcune farmacie del territorio pontino, che hanno evidenziato un volume eccessivo di prescrizioni del farmaco.

Gli accertamenti, portati avanti grazie a ricognizioni fotografiche, servizi di osservazione e pedinamento e acquisizioni documentali, hanno permesso di chiarire assetti, gerarchie, affari e modus operandi dei soggetti poi arrestati, tutti residenti a Fondi e già noti alle forze dell’ordine.

Sono stati registrati 340 episodi durante i quali gli arrestati si sono recati presso le farmacie sotto controllo per utilizzare le ricette mediche false, poi risultate provento di furti ai danni di aziende ospedaliere, studi medici e di medicina generale. Anche i timbri erano stati sottratti a medici ignari del giro.

Con questo sistema il gruppo era riuscito a far corrispondere per il rimborso delle ricette 20mila euro di denaro pubblico. Ottenute invece 12mila compresse di principio attivo che vendute sulla piazza di spaccio parallela a 10 euro l’una avrebbero fruttato 120mila euro.

Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria

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