Coletta alla Camera

Il sindaco di Latina, Damiano Coletta, tra i 57 sindaci italiani che chiedono un incontro al presidente del consiglio Giuseppe Conte, sulla manvra.

L’iniziativa, partita dal presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani, Anci, Antonio Decaro, sta raccogliendo adesioni ovunque.

“Pur apprezzando l’inserimento nel decreto di legge di Bilancio 2020 di importanti disposizioni normative che affrontano nodi strutturali che interessano il sistema degli enti locali, come, a titolo esemplificativo, l’alleggerimento del peso del debito – spiegano i sindaci – non possiamo sottacere la nostra preoccupazione per il mantenimento di norme, che determinano una ulteriore ‘stretta‘ sulle spese correnti ovvero proprio quelle necessarie ad assicurare il corretto funzionamento dell’Ente ed un livello ottimale dei servizi erogati alla comunità amministrata”.

Il riferimento corre all’aumento della percentuale di accantonamento del Fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde), all’introduzione a partire dal 2020 di un Fondo di accantonamento di risorse correnti, il ‘Fondo di garanzia crediti commerciali’, con percentuali che possono raggiungere il 5% delle spese intermedie che potrebbe ulteriormente determinare riflessi negativi sui bilanci a scapito dell’erogazione dei servizi essenziali, in particolare quelli socio-assistenziali.

“E’ ben noto, infatti, che il Fcde – spiegano i primi cittadini – obbliga attualmente i Comuni ad un accantonamento complessivo di ben 4,5 miliardi di euro. In moltissimi casi l’accantonamento eccede le reali esigenze di allineamento delle procedure di spesa rispetto all’effettiva capacità di realizzo delle entrate annualmente stanziate in bilancio e che, a regole vigenti, in fase previsionale, è calcolato senza tenere conto della fisiologica capacità di riscossione dei residui attivi”.

Tra i nodi da sciogliere anche quelli legati al costo del personale.

“La ripresa della contrattazione sta producendo, già dal 2018, ulteriori costi di personale a parità di risorse ed altri ne produrrà nel prossimo triennio, vanificando – spiegano – così le prospettive di realizzare un turn over integrale”.

L’allarme riguarda quindi il futuro stesso dei territori sia in termini di servizi che di sviluppo.

“Da una parte – concludono – si amplierà in modo incontrollato la platea dei Comuni in dissesto, dall’altra in molti faranno ricorso alla leva fiscale per tenere i conti in ordine, senza alcuna utilità aggiuntiva per i cittadini”.