Se non fai politica la politica viene da te e ti travolge.

Il sindaco di Latina, Damiano Coletta, santificato a mezzo stampa, sta facendo una campagna di auto esaltazione ma evita di fare politica.

Solo che il mondo intorno si muove e lui, per guardarsi allo specchio, non vede quello che sta accadendo.

Oggi buona parte della sua giunta e dei suoi consiglieri, e soprattutto del suo elettorato, sta gardando con interesse alla proposta di Nicola Zingaretti come segretario del Pd.

Tanto è che l’assessore alla cultura, Silvio Di Francia, è schierato nella campagna elettorale per la segreteria nazionale del Pd.

La stessa consigliera Campagna si muove nella stessa direzione.

Tra qualche giorno ci sarà una iniziativa al femminile verso Zingaretti che ha, tra i suoi riferimenti, l’assessore Patrizia Ciccarelli e, intorno, molti dei militanti e dei protagonisti dell’esperienza colettista.

Del resto il modello del “socialismo in un solo paese” ha prodotto effetti totalitari.

Ed ora i trotzkisti stanno riemergendo nella necessità di aprirsi a nuovi soggetti.

Se Coletta si ostina a non capirlo e ad utilizzare la foglia di fico di “Italia in Comune” che ha enormi difficoltà a decollare, e che già sta scegliendo di nascondere questa sua difficoltà entrando nel progetto di Calenda, è destinato ad essere ininfluente per il futuro.

In gioco è anche il secondo mandato perchè questo tema esiste e il raggiungerlo è condizione sine qua non per qualsiasi ruolo politico lui voglia giocare.

Oggi le congiunture astrali che lo hanno portato a fare il sindaco di Latina non ci sono più, lui ha una grossa crisi di consenso e la necessità di aprire a nuovi pezzi della società diventa indispensabile.

Tanto indisensanile che i suoi lo stanno facendo.